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Secondo le previsioni del Def nel 2020 il PIL calerà dell’8%, con il deficit che volerà al 7,1%

L’emergenza coronavirus avrà un impatto terrificante sull’economia, su questo tutti concordano. Quello che risulta difficile da immaginare è quanto. Le istituzioni internazionali ed europee si stanno cimentando in stime, necessariamente provvisorie, visto che ancora non sappiamo se i vari lockdown potranno essere revocati completamente nei prossimi mesi come desiderato, o se vi sarà una ripresa del contagio. Anche il governo italiano dovendo redigere il Def, forse il più difficile della storia, ha effettuato delle previsioni. Che sono chiaramente drammatiche per il 2020, come si vede dai grafici in cui vi sono i principali indicatori della nostra economia.

Il calo del PIL sarà dell’8%, dopo una crescita solo del 0,3% nel 2019. Ma nel 2021 è previsto un rimbalzo, seppure parziale, del +4,7%. Di conseguenza l’indebitamento netto, ovvero il rapporto tra deficit e PIL, crescerà al 7,1% rispetto all’ottimo e un po’ sorprendente 1,6% del 2019, mostrati nel grafico in negativo.

In assenza di misure di austerità, che ora peggiorerebbero la situazione, non vi sono ostacoli al ribaltamento del calo del PIL direttamente sul deficit. L’anno prossimo come conseguenza della crescita dovrebbe calare al 4,2%.

La distinzione tra valori potenziali e effetti congiunturali

Il governo però distingue, soprattutto per futuri confronti con la Commissione Europea, tra effetti congiunturali e strutturali dell’emergenza pandemica, e tali distinzioni sono evidenti in altri indicatori. Per esempio nel tasso di crescita del PIL potenziale, che è quello che un Paese raggiungerebbe in modo “naturale” grazie alla propria capacità produttiva senza interventi esterni, nè stimoli di spesa pubblica, nè crisi esterne. Fino a quest’anno era stato inferiore, spesso negativo, rispetto alla crescita ufficiale del PIL, che invece aveva goduto di interventi del governo, mentre nel 2020 sarà molto migliore, essendo del -0,9%.

Vuol dire che la capacità strutturale dell’economia italiana calerà, sì, ma gran parte del crollo che avverrà sarà dovuto a fatti transitori, come per esempio il crollo della domanda dovuta alle restrizioni per il coronavirus. Nel 2021 dovrebbe andare meglio con un +0,3% per questo indicatore, ma in questo caso sarà molto inferiore alla crescita ufficiale del 4,7%, che sarà “anomala” ed eccezionale, superiore al potenziale, proprio perchè sarà un rimbalzo rispetto al calo anch’esso anomalo di quest’anno.

Parallelamente di quel 7,1% di deficit solo il 3,4% sarà quello da considerarsi come effettivo al di là degli effetti congiunturali. E’ questo il saldo di bilancio corretto per il ciclo, cui si aggiunge appunto la componente ciclica, che ammonta al 3,7%. Nel 2021 appunto questa componente diminuisce, rientrando parzialmente l’emergenza, rimanendo negativa, ma per l’1,4%.

Rimaniamo in avanzo primario

Interessante il dato sugli interessi passivi, che non cambieranno molto, ammontando nel 2020 e nel 2021 al 3,6% del PIL, questo grazie soprattutto a uno spread che rimarrà basso per gli interventi della BCE. Questo permetterà al governo italiano di dire che l’avanzo primario di cui andiamo fieri da quasi 30 anni rimarrà positivo anche in questa emergenza, almeno se calcolato in modo corretto per il ciclo, al 0,2%, che è il risultato della differenza tra deficit corretto per il ciclo, 3,4% e appunto spesa per interessi, 3,6%.

Nella sostanza l’Italia vuole dire all’Europa che contando solo la differenza tra entrate e uscite, al di là degli effetti temporanei della pandemia rimaniamo in attivo, virtuosi. E nel 2021 ancora di più, con un incremento dello stesso avanzo al 0,9%

I dati si riferiscono al 2017-2021

Fonte: Servizio Studi del Senato Italiano

Leggi anche: Def in cifre: la folle corsa della spesa pubblica

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