In Crisi&Ripresa
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I fattori che influenzano i conti pubblici. Primo tra tutti: gli interessi poi i salvataggi bancari

L’Italia, con circa il 132%, ha il secondo rapporto debito/Pil più alto, dopo la Grecia. E ha raggiunto questa cifra negli anni della più grande crisi dal Dopoguerra. Ma il peggioramento italiano non è stato il maggiore in Europa, tutt’altro.

La crescita del debito pubblico

Il grafico sopra (che sembra complicato, ma non lo è) mostra le variazioni nel rapporto debito-Pil avvenute nei Paesi prese in considerazione e le componenti che lo hanno determinato tra il 2008 e il 2016. Attenzione: le variazioni positive (cioè i numeri con un + davanti) indicano il contributo al peggioramento del rapporto debito/Pil mentre quelli negativi indicano un contributo positivo all’abbassamento del rapporto debito/Pil.
Innanzitutto cosa rappresentano queste componenti? Si tratta di:
– Gli interessi (sopra in verde) che sono da pagare sul debito esistente, che spesso proviene dal passato, e che influiscono quindi negativamente sulla variazione dello stesso, a maggior ragione in periodi in cui gli sono alti, per esempio quando aumenta lo spread.
– L’avanzo primario (sopra in blu), ovvero la differenza tra entrate e uscite, escludendo gli interessi, e che nel caso italiano è generalmente positivo e quindi provoca un calo del debito/Pil.
– La crescita nominale del Pil (sopra in giallo), che è l’aumento in valore assoluto, includendo l’inflazione, del Prodotto Interno Lordo, e che se è positivo accresce il denominatore del rapporto debito/Pil diminuendolo complessivamente.
– l’insieme degli aggiustamenti una tantum dello stock o dei flussi (sopra in rosso), ovvero quelle operazioni, spesso straordinarie, come la vendita di patrimonio dello Stato (e in questo caso il debito cala) o una spesa in contro capitale come un salvataggio bancario o la partecipazione al salvataggio di altri Paesi attraverso dei prestiti, come avvenuto con la Grecia (in questo caso c’è una crescita del debito pubblico).

Che cosa è successo in Italia

In Italia, nel complesso, tra 2008 e 2016 c’è stato un peggioramento del 33% del Pil (è il numero indicato dalla linea nera in corrispondenza della colonna che indica l’Italia), provocato da un +41%della componente interessi (porzione verde della colonna) e un +8% risultante dagli esborsi soprattutto per aiuti finanziari ai Paesi in crisi e salvataggi bancari (porzione rossa), cui hanno fatto da contraltare il -11% provocato da saldo primario (porzione blu) e il -5% causato dalla crescita del Pil nominale (porzione gialla). Quindi: +41% +8% -11% -5% fa appunto +33%. In altre parole: il contributo maggiore al peggioramento del rapporto debito/Pil è stato dato dalla spesa per gli interessi (porzione verde della colonna sopra).

Molto peggio è andata in Grecia, con un +76% del rapporto debito/Pil che sarebbe stato molto di più se non fosse stato per il -48% proveniente dal taglio del debito “regalato” dai creditori europei, tra cui l’Italia, negli anni scorsi. Anche in Irlanda (con un +52%), Spagna (con +64%), Portogallo (con +62%), Regno Unito (con +47%) vi è stato un peggioramento più grande del debito/Pil, così come, fuori dall’Europa, negli Usa e in Giappone.
In tutti questi casi la causa principale non è stato il peso degli interessi come da noi, ma il disavanzo primario (che da noi è avanzo), che da solo ha peggiorato per esempio il debito/Pil del 44% in Spagna, o del 36% nel Regno Unito. Insomma, noi siamo stati molto più virtuosi avendo uscite inferiori alle entrate, ma abbiamo un pregresso che ci provoca interessi piuttosto alti, mentre questi Paesi hanno tradizionalmente una finanza più allegra, con entrate inferiori alle uscite, che si sono potuti permettere sia per i minori interessi, sia perché non hanno vissuto, come noi, la crescita del debito pubblico e partivano da un valore molto più basso del nostro e sia, anche, perché hanno una crescita maggiore, come si vede dalla componente crescita del Pil che ha parzialmente salvato l’Irlanda, diminuendo il rapporto debito/Pil del 38%, e il Regno Unito, contribuendo con un -19% , e probabilmente in futuro beneficerà la Spagna, che sta crescendo bene.

Debito e Pil crescono ogni anno

In Italia, insomma, è diverso. Il grafico sotto mostra la crescita, tutti gli anni, sia del debito che del Pil (in quest’ultimo caso solo dal 2014).
Laddove il primo è cresciuto più del secondo allora il rapporto debito/Pil è peggiorato, cioè aumentato. Ebbene il Pil (barra azzurra) non è quasi mai cresciuto abbastanza da compensare la crescita del debito pubblico (barra blu) ed è per questo che il rapporto tra i due valori è rimasto a livelli stratosferici (linea blu).
I dati dal 2017 in poi, naturalmente sono stime, e si prevede che la crescita del Pil nominale (senza togliere quindi l’inflazione, che si spera sia più alta di ora), superi quella della crescita del debito pubblico come, negli anni scorsi, è accaduto, di poco, solo nel 2015.

Osservando più nel dettaglio si capisce come la crescita sia indispensabile per una diminuzione (finalmente) del rapporto tra debito e Pil. Nel seguente grafico infatti vi è la stessa scomposizione presente nel primo, ma solo con i dati dell’Italia, anno per anno dal 2008 fino alle stime per il 2020 con le previsioni per il 2018.

Cosa succederà al debito nel 2020

Il grafico sotto dice che il pagamento degli interessi farà crescere questo rapporto, ora al 132% circa, del 3,6%, cui si aggiunge un +0,8% per gli esborsi in conto capitale (sono le perdite su derivati sottoscritti dallo Stato per proteggersi da tassi troppo alti).
Ma d’altro canto, a compensazione, ci sarà una diminuzione del 2% provocata dall’avanzo primario, ovvero dal fatto che le entrate saranno più delle uscite, e da una del 4% che proviene dalla crescita del Pil.

Nel complesso +4% + 2% -3,6% -0,8% farà un -1,6% (il pallino della linea nera in corrispondenza con l’anno 2018). Quindi: nel 2018 il rapporto debito/Pil dovrebbe migliorare dell’1,6%.
Sarebbe il primo importante calo dopo il -0,4% del 2017 e gli aumenti degli anni precedenti, per esempio quelli di 2009 o 2012, anni di crisi, in cui ci fu un peggioramento del 10,1% e del 6,9% di colpo, e in cui ci si mise anche il calo del Pil a provocare un incremento.
Nel 2009 tra l’altro vi fu l’unico caso di contributo negativo dell’avanzo primario, che quell’anno fu un disavanzo.

Perché il debito è così alto

Nel 2012 e nel 2013, poi, ci fu una crescita del 2,2% e del 2,1% del rapporto debito/Pil dovuto anche al nostro aiuto alla Grecia e agli altri Paesi che avevano chiesto l’assistenza del meccanismo europeo di stabilità.

Insomma, non siamo certo stati virtuosi come la Germania, in cui il debito/Pil è salito solo del 5% (pallino nero della linea nera del primo grafico), ma di fatto lo siamo stati come la Francia, in cui è peggiorato del 32%, e più di diversi altri Stati.

E tuttavia il passato conta: si può stringere i cordoni della borsa oggi, ma i debiti fatti in precedenza si fanno sentire, come vediamo dal debito in percentuale sul Pil che rimane, appunto, il secondo della Ue (grafico sopra), e si devono ripagare.

Per questo, nonostante oggi siamo formiche, abbiamo ancora un rapporto debito/Pil così alto. Perciò: posto che gli interessi potranno scendere troppo lentamente e che abbiamo già un avanzo primario, l’unica strada rimasta per bloccare la crescita del debito pubblico, ovvero, il suo rapporto con il Pil, è incrementare la crescita economica. Magari associandolo al taglio delle spese, che è una strada che, pare proprio, non si riesca ad intraprendere “costringendo” le banche, soprattutto italiane, a comprare i titoli del debito pubblico, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

I dati si riferiscono al: 2008-2020

Fonte: Ufficio Parlamentare del Bilancio

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