In Fisco e tasse
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E’ di fatto un’imposta patrimoniale sulla casa. Che pesa più sui poveri che sui ricchi

Il grafico qui sopra si riferisce al costo medio della Tari in Italia in base ai metri quadri della casa interessata e al numero dei suoi componenti (numero in basso).

Ecco che cosa è la Tari

Come si sa infatti nel nostro Paese la tassa sui rifiuti viene determinata usando questi due fattori:  una quota è legata ai costi fissi del servizio dipende dal numero di componenti di un nucleo e viene moltiplicata per i metri quadri e una è legata ai costi variabili, anch’essa legata al numero di persone. Quindi non si calcolano i rifiuti effettivamente prodotti, che vengono misurati solo a livello comunale totale, e tantomeno considera il reddito degli occupanti della casa. Si presume semplicemente che se si sta in una casa grande e in più persone si consumeranno più rifiuti.

Il risultato è che per esempio un single che abita in una casa più piccola di 75 mq pagherà 121,4 euro annui in media mentre si arriva a 226,8 euro se la stessa persona si trova in una abitazione di più di 120 mq.

Come funziona la Tari

Praticamente la Tari aumenta di 1,07 euro ogni metro quadro aggiuntivo e di 40 euro per ogni componente in più. Una famiglia di tre persone che vive in una casa di meno di 75 mq paga comunque meno di un single in una di 121 mq, 215,1 euro contro 226,8, come abbiamo visto. Una famiglia di quattro persone che sta in una casa di 76-90mq dovrà versare 278,6 euro di Tari, meno dei 293 che verserebbe una famiglia di due persone in una casa di più di 120 mq.

In questo modo la Tari agisce più come una tassa patrimoniale che una benefit tax, ovvero proporzionata al servizio ricevuto, il ritiro dei rifiuti. Ma rispetto alle tasse patrimoniali classiche, come la Tasi, risulta più iniqua.

L’iniquità della Tari

Innanzitutto perché per la libertà data ai comuni nella determinazioni delle tariffe ha portato a una crescita della tassa soprattutto al Sud dove, paradossalmente, i redditi sono inferiori. Lo vediamo nel grafico qui sotto.

Al Nord Est e al Nord Ovest si paga in media meno di 200 euro all’anno, rispettivamente 195,66 e 197,69.

Al contrario a Centro si sale a 251,10 euro, che diventano 269,41 euro al Sud e 267,51 nelle isole. Non si tratta di variazioni dovute al numero di componenti, che al Sud sono, è vero, leggermente di più in media, 2,64, mentre scendono a 2,30 al Nord Ovest, ma si tratta di una distanza inferiore a quella presente tra le cifre pagate nel complesso. E non c’entra neanche la superficie media delle case che al Sud è superiore a quella del Nord ovest, ma inferiore a quella del Nord Est, dove pure si paga molto più.

Una tassa sbagliata

Il presupposto della tassa è che se si vive in una casa più grande si producono più rifiuti anche se si è di meno, oppure che comunque si abbia un reddito maggiore. Con la Tasi sulla prima casa si aveva almeno come riferimento il valore catastale dell’immobile che, seppure non fosse certamente un criterio infallibile, era almeno correlato con l’effettivo reddito.

Dalle indagini sui bilanci delle famiglie effettuati dalla Banca d’Italia emerge quindi che quanto più il reddito è alto meno la Tari incide su di esso in percentuale. Al contrario della Tasi, che, anche se in modo non netto, pesava un po’ di più sulle famiglie ricche.

Come si vede di seguito questo trend è evidente sia per le sole famiglie proprietarie di immobili che per tutte le famiglie italiane, che sono state divise in decili. Ovvero si va dal primo 10% più povero, a sinistra sull’ascissa, al 10% più ricco, a destra. Per il decile a reddito inferiore si arriva a un peso della tassa sui rifiuti che tocca o si avvicina al 3,5% del reddito, mentre per il 10% più ricco si scende al 0,5% del reddito.

che cosa è la Tari

Nel caso della Tasi, appunto , si rimane intorno al 0,5% del reddito a prescindere dal decile di ricchezza, con  anzi una tendenza a una maggiore spesa per i decili più ricchi. Con la sola eccezione dei proprietari più poveri.

Questo effetto di tassare di più i poveri dei ricchi, si ha anche  mettendo le famiglie italiane in ordine di consumo alimentare invece che di reddito, ovvero dal decile di minore consumo man mano al decile con quello maggiore. Ecco il grafico.

che cosa è la Tari

Si vede come il peso della Tari sul reddito passi dal 1,5% per chi consuma meno a meno del 0,75% per chi consuma in assoluto di più.

Insomma, con la Tari pagano di più (in proporzione al proprio reddito) i più poveri e coloro che spendono meno in consumi alimentari.

I dati si riferiscono al:

Fonte: 

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