CBD e farmaci: sono pericolosi se assunti in concomitanza

Le interazioni tra il cannabidiolo e alcuni medicinali possono avere conseguenze piuttosto spiacevoli: ecco quello che c’è da sapere al riguardo

Quando si parla di cannabis, di solito si tende a pensare che solo quella propriamente detta, ovvero quella che comprende le varietà con alti livelli di THC, sia potenzialmente pericolosa a causa di possibili interazioni con i farmaci. Un tipico esempio sono gli effetti legati all’assunzione concomitante di cannabis e cortisone, che possono essere approfonditi sul blog di Justbob, sito specializzato nella canapa legale, ma dedicato anche alle curiosità dell’universo cannabis in generale.

Quello che in tanti ignorano, però, è che anche la varietà legale di questa pianta, in particolare il suo composto principale il CBD, può dar luogo a effetti collaterali se consumata assieme a determinati medicinali.

Premettendo che l’assunzione di cannabidiolo nel nostro Paese è attualmente vietata, e che i prodotti light in vendita sono acquistabili solo a scopo collezionistico e a uso tecnico, approfondiamo questo tema nel seguente articolo.

Questo il meccanismo in base al quale il CBD potenzia eccessivamente le proprietà di numerosi medicinali

Il CBD è metabolizzato principalmente dal sistema enzimatico del citocromo P450, presente nel fegato. Gli enzimi di questo sistema svolgono un ruolo cruciale nel metabolismo di numerosi farmaci e il cannabidiolo interagisce in particolare con gli enzimi CYP3A4 e CYP2C19, che sono responsabili della metabolizzazione di una vasta gamma di farmaci. Questa dinamica può influenzare la concentrazione plasmatica sia del CBD sia dei medicinali, potenziando i loro effetti e aumentando il rischio di reazioni avverse.

Nello specifico il CBD funge da “inibitore competitivo” degli enzimi summenzionati, il che significa che interferisce con la capacità dei farmaci di ‘attirare l’attenzione’ degli enzimi stessi. Di conseguenza, quando viene assunto ritarda o inibisce totalmente il metabolismo di questi ultimi, ostacolandone l’eliminazione.

Il risultato è chiaro: in base a questo processo i farmaci aumentano la loro concentrazione nel sangue, provocando effetti collaterali indesiderati o addirittura pericolosi per la vita stessa.

A tal riguardo c’è da dire che la potenza con la quale il CBD interagisce sul metabolismo dei medicinali varia in base alle modalità di assunzione: ad esempio, se inalato o applicato sulla pelle ha un impatto inferiore rispetto all’assunzione orale in virtù dell’interessamento diretto del fegato e, dunque, degli enzimi epatici.

Il dosaggio del CBD è un altro fattore critico nelle sue interazioni con altri farmaci. Non esiste un limite assoluto al di sotto del quale non interagisce con i medicinali, e gli studi finora non sono stati conclusivi al riguardo. Ciò che sappiamo è che, ad oggi, diverse ricerche hanno mostrato effetti variabili a seconda del dosaggio del CBD, rendendo ancora più complesso il quadro delle interazioni farmacologiche.

CBD e farmaci

Vediamo nello specifico come il CBD interagisce in negativo sul metabolismo di determinate classi di farmaci

Una delle interazioni più critiche si verifica con gli anticoagulanti, come il Warfarin. Il CBD può aumentare la concentrazione plasmatica del medicinale, aumentando il rischio di emorragie, una conseguenza diretta dell’eccessiva concentrazione di sostanze che inibiscono la coagulazione del sangue.

Un’altra area di preoccupazione riguarda l’interazione del CBD con psicofarmaci e antidepressivi. Il cannabidiolo, come accennato, può inibire l’attività degli enzimi CYP2D6 e CYP3A4 e questi sono cruciali nel metabolismo di vari psicofarmaci. Tale proprietà può portare ad un aumento dei livelli plasmatici di medicinali come la fluoxetina, la paroxetina e altri simili, potenzialmente intensificando gli effetti collaterali​.

Il CBD ha dimostrato di poter interagire negativamente anche con farmaci anticonvulsivi, immunosoppressori e inibitori della pompa protonica, influenzando la loro efficacia e sicurezza. In particolare, l’uso di cannabidiolo insieme a sedativi può enfatizzare il senso di sonnolenza, mentre l’associazione con farmaci come l‘acetaminofene o l’acido valproico può aumentare il rischio di danni epatici​.

Infine, è importante considerare le interazioni del CBD con le statine, medicinali comunemente usati per ridurre il livello di colesterolo e che causano dolore muscolare e affaticamento come effetti collaterali tipici. Il CBD può aumentare la loro concentrazione tramite le dinamiche di cui abbiamo parlato, aumentando l’intensità di tali disturbi.

Lo strano test del pompelmo: un metodo per valutare la pericolosità dell’assunzione di cannabidiolo?

Il “test del pompelmo” è un metodo consigliato da alcuni per valutare potenziali interazioni tra il cannabidiolo e i medicinali.

Nota bene: non c’è alcuna prova che tale test sia effettivamente valido per capire se un determinato farmaco possa interagire con il CBD. Pertanto le seguenti informazioni sono riportate a puro scopo divulgativo e non intendono suggerire l’adozione di questa procedura, men che meno consigliare un’eventuale assunzione di cannabidiolo che, come già specificato nell’introduzione, non può essere consumato nel nostro Paese.

Ad ogni modo il test del pompelmo si basa sul principio che diverse sostanze di questo frutto sono note per influenzare drasticamente il metabolismo di diversi farmaci attraverso l’interazione con gli enzimi del citocromo P450, in particolare il CYP3A4, quindi, in un certo senso, in modo simile al CBD.

In particolare si noti che il pompelmo può interagire con oltre 85 tipi di farmaci, tra cui antibiotici, antimicrobici, farmaci contro il cancro, antistaminici, antiepilettici, farmaci per la pressione sanguigna, anticoagulanti, farmaci per il colesterolo, corticosteroidi, immunosoppressori, farmaci per il dolore, e farmaci per la prostatite.

Insomma, come si può immaginare da questa introduzione, il test consisterebbe nel controllare se nel foglietto illustrativo del medicinale che si intende ‘testare’ sia indicata un’eventuale avvertenza relativa al consumo di pompelmo. In questo caso, automaticamente sarebbe sconsigliata anche l’assunzione di CBD. In caso contrario, invece, il consumo di cannabidiolo sarebbe sicuro.

Ribadiamo che si tratta solo di una diceria curiosa e che non è assolutamente da intendersi come un metodo valido per valutare scientificamente le possibili interazioni tra il cannabidiolo e qualsiasi farmaco in circolazione.

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