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Il 35% sono state costruite durante il boom economico. E consumano troppo

Il grafico mostra l’età degli edifici residenziali nei 28 Paesi dell’Unione Europea. Come si vede, le case costruite in Italia prima del 1945 (grigio scuro) sono il 20%. La percentuale più alta di abitazioni (35%) risale invece al periodo tra il 1945 e il 1969 (grigio). Un altro 12% è stato costruito negli anni Settanta (grigio chiarissimo). Le case degli anni Ottanta e Novanta (marrone) sono circa il 28%, mentre solo il 5% è stato costruito nel Ventunesimo secolo (azzurro).

Il consumo energetico dipende dall’età

Le prime leggi sul risparmio energetico sono entrate in vigore negli anni Settanta e poi sono state migliorate con il tempo e il progresso della tecnologia. Di fatto, contrariamente ai luoghi comuni, le case costruite dopo il 1980 consumano circa la metà di quelle precedenti. Le case vecchie, soprattutto quelle che sono state costruite nel Dopoguerra e negli anni del boom economico, sono state spesso fatte in fretta e al risparmio. Le case messe in cantiere prima del 1945, a volte, sono state costruite in pietra e quindi risultano fresche d’estate e calde d’inverno. Per la maggior parte però le abitazioni di quel periodo sono per lo più case popolari costruite con materiali scadenti.

L’Italia consuma ancora troppo

Il consumo energetico a metro quadro delle case italiane è abbastanza alto: più di 500 kWh/m². Il clima non sembra c’entri molto: in Danimarca e Bulgaria il consumo è inferiore ai 200 kWh/m², mentre la media europea è stata di 360 kWh/m².
L’obbligo della certificazione energetica per chi ristruttura o mette in vendita una casa, nel nostro Paese, non sembra funzionare molto bene: il consumo a metro quadro, in tutti i Paesi dell’Unione Europea è diminuito tra il 2005 e il 2013 , ma in Italia è rimasto costante.

Incentivi per la ristrutturazione

Naturalmente, nessuno sostiene che le case vecchie siano tutte da demolire. L’Unione Europea stima che almeno due terzi degli edifici esistenti saranno ancora in piedi nel 2050. Piuttosto, si sta pensando di favorire le “deep renovation”, cioè le ristrutturazioni che comportano una spesa equivalente ad almeno il 25% del valore dell’edificio o che interessino almeno il 25% della sua superficie. Una ristrutturazione energetica profonda può diminuire del 70% l’energia necessaria per il riscaldamento e la climatizzazione, le voci che pesano di più (75% circa) nel bilancio energetico di un’abitazione.

I dati si riferiscono al: 1945-2008
Fonte: ENTRANZE-Unione Europea

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