Agli eredi 260mila euro più vitalizi. Ultimo caso: il carabiniere ucciso in Puglia
Carlo Legrottaglie, brigadiere capo dei carabinieri, è morto a 59 anni durante uno degli ultimi turni prima della pensione, prevista per il 5 luglio 2025. Era in servizio con un collega del Norm – il Nucleo operativo e radiomobile – della compagnia di Francavilla Fontana, quando ha intercettato una Lancia Ypsilon nera, risultata rubata il 15 maggio a Locorotondo (Bari). A bordo c’erano due uomini, che non si sono fermati all’alt.
È iniziato così un inseguimento conclusosi con lo schianto dei fuggitivi contro un muretto a secco. I due malviventi sono usciti e hanno aperto il fuoco. Legrottaglie, colpito da più proiettili, è morto sul posto. I banditi sono poi fuggiti nelle campagne. Successivamente i fuggitivi sono stati individuati da una pattuglia della polizia di Stato. Ne è nato un secondo conflitto a fuoco. Uno dei due – Michele Mastropietro, 59 anni, pluripregiudicato – è morto per le ferite riportate. Il secondo, Camillo Giannattasio, 57 anni, incensurato, è stato arrestato. Il brigadiere Carlo Legrottaglie lascia una moglie e due figlie.
Quanti sono gli agenti caduti in servizio? La cifra è 67 ma è incompleta
Non esiste un archivio pubblico che indichi con esattezza quanti appartenenti alle forze dell’ordine siano morti in servizio. I dati ufficiali sono parziali. L’unico elenco disponibile è quello delle “vittime del dovere”, pubblicato dal ministero dell’Interno, che include militari, poliziotti, vigili del fuoco e altri pubblici ufficiali caduti o feriti gravemente durante il servizio. Dal 1961 al 2020 (ultimo aggiornamento disponibile) risultano – come mostra il grafico in apertura – 1.437 agenti deceduti a cui si sommano 2.600 resi invalidi permanenti: in totale 4.068 “vittime del dovere”.
Morti in divisa, il caso della Marina militare
Tradotto in media annua, significa 25 agenti morti in servizio e 43 feriti gravi ogni dodici mesi. La maggior parte delle “vittime del dovere” appartengono al corpo della Marina militare (297 morti in servizio dal 1961); Polizia di Stato (259) e Arma dei Carabinieri (245). Perché il conteggio è incompleto? La ragione è che l’inserimento non è automatico, avviene solo se la famiglia presenta la domanda per ottenere l’indennizzo. Se non lo fa, o se la domanda si inceppa tra lungaggini e cavilli, il caduto non figura da nessuna parte.
Indennizzi ai familiari dei morti in divisa, i casi in cui viene negato
Il sindacato di polizia Coisp ha denunciato che se un agente viene ucciso sotto casa, ad esempio per una vendetta legata a un arresto, ma non viene riconosciuto formalmente il “contesto operativo”, il decesso rischia di non essere classificato come “morte in servizio”. Un altro ostacolo è rappresentato dalle condizioni familiari: nel caso dell’agente Francesco Pischedda, morto a 29 anni durante un inseguimento, la compagna madre di una figlia di dieci mesi – denuncia il Coisp – si è scontrata con una procedura lunga e piena di cavilli. Il fatto che la coppia non fosse sposata ha complicato la possibilità di ottenere il riconoscimento e le relative tutele economiche. Nessuna automatismo: tutto dipende dalla velocità con cui si preparano i documenti, dalla valutazione medica militare e (infine) dal giudizio di un comitato ministeriale. Un processo che può durare mesi, se non anni. Anche se, come nel caso Pischedda, la dinamica dei fatti era acclarata.
Morti in divisa, quando spetta alle famiglie dei caduti
Ma a quanto ammonta il risarcimento? Se la pratica va a buon fine – e non è scontato – i familiari degli agenti morti in servizio ricevono una serie di indennità economiche e benefici assistenziali. Tra questi, una elargizione una tantum pari a 200mila euro, esente da imposte, da suddividere tra gli eredi. Alla quale si aggiungono due annualità della pensione che il militare avrebbe percepito.
Agenti caduti in servizio, i benefici non economici agli eredi
Al coniuge superstite spetta, inoltre, un assegno mensile da 1.033 euro, più un assegno vitalizio di 258 euro al mese per ciascun familiare a carico, anch’esso esente da tassazione. I benefici sono cumulabili e soggetti a rivalutazione automatica, cioè vengono adeguati annualmente al costo della vita. Oltre alle somme economiche, la legge riconosce una serie di benefici non economici: esenzione dal pagamento del ticket sanitario, assistenza psicologica gratuita, borse di studio riservate agli orfani e priorità nelle assunzioni pubbliche per coniuge e figli.
Suicidi tra le forze dell’ordine, uno ogni otto giorni
Il problema delle rilevazioni si presenta anche sul fronte dei suicidi in divisa. Secondo l’Osservatorio sui suicidi delle forze dell’ordine, curato dall’associazione Cerchio Blu, dal 2014 al 2024 i casi sono arrivati a 471, uno ogni otto giorni. Non esiste però un database ufficiale, ogni corpo invia le segnalazioni in forma riservata al tavolo tecnico del Viminale (Osservatorio permanente interforze), ma i report non vengono diffusi. La ragione è che i rispettivi corpi di appartenenza preferiscono tenere riservati questi dati. Il conteggio, dunque, nasce da segnalazioni spontanee di corpi di polizia, sindacati e familiari.
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Ultimo aggiornamento: giugno 2025
Fonte: Ministero dell’Interno
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