Cedola da 0,49 euro per azione e rendimento lordo tra 5,05% e 5,22%
Quando i rendimenti dei conti in banca iniziano a farsi meno interessanti, i risparmiatori tornano a puntare sulle utility, ovvero quei colossi che gestiscono servizi indispensabili come luce, acqua e gas. Il motivo è semplice: sono aziende che incassano bollette ogni mese, garantendo entrate stabili e una solidità a prova di crisi. In questo scenario, l’Europa è diventata il campo di battaglia di una sfida tecnologica e finanziaria tra giganti: da una parte l’italiana Enel, che con il nuovo Piano Strategico 2026-2028 punta a diventare ancora più robusta e profittevole; dall’altra i rivali Iberdrola (Spagna) e Engie (Francia), che spingono forte sull’acceleratore delle energie pulite.
Per chi investe, la partita non si vince solo guardando il prezzo dei titoli in Borsa, ma analizzando i dividendi, cioè quella fetta di guadagni che l’azienda distribuisce periodicamente ai soci: se Enel si conferma la “regina delle cedole” per chi cerca entrate sicure e costanti, le concorrenti estere promettono una crescita più rapida legata alla rivoluzione digitale delle reti. Il vero dilemma per il piccolo risparmiatore resta quindi strategico: meglio affidarsi alla stabilità rassicurante dei campioni storici o scommettere sul potenziale di chi sta guidando la trasformazione “green” del Vecchio Continente?
Effetto tassi di interesse sulle azioni Enel
Oltre alla sicurezza dei servizi essenziali, a spingere queste società è anche la Banca Centrale Europea: con il tasso sui depositi fermo al 2,00%, i tassi d’interesse hanno smesso di salire e questo è un enorme vantaggio per chi gestisce grandi reti elettriche. Per colossi come Enel o Iberdrola, infatti, significa pagare meno interessi sui propri debiti e avere più ossigeno per investire, un fattore cruciale in un contesto geopolitico instabile dove l’indipendenza energetica è diventata una priorità nazionale. Il calo dei tassi ha dato per esempio un respiro immediato ai conti di Enel: nel 2025, le spese per pagare gli interessi sui debiti sono crollate — passando, solo in un semestre, da 982 a 770 milioni di euro.
È proprio questo scenario favorevole che tiene accesi i riflettori sull’indice Euro Stoxx Utilities, il punto di riferimento europeo per chi cerca titoli prevedibili: in un momento in cui le tensioni internazionali rendono i mercati nervosi, ma il costo del denaro non è più un nemico, queste aziende diventano la scelta naturale per chi vuole far fruttare i risparmi in un porto sicuro.
Ebitda ordinario Enel 2025 risultati preliminari
In questo contesto tutti gli occhi sono puntati su Enel. Il gruppo ha chiuso il 2025 con numeri solidi. L’utile operativo (Ebitda) ha raggiunto 22,9 miliardi di euro, in crescita del 2,2%. Il dato che rassicura davvero gli investitori è però un altro: il rapporto tra debito e utili. Nel 2025 il debito netto su Ebitda è pari a 2,5 volte, tra i livelli più solidi nel settore utility. In pratica significa che l’azienda impiegherebbe circa due anni e mezzo di utili operativi per ripagare tutto il debito.Il nuovo Piano Strategico 2026-2028 parte proprio da questa base finanziaria.
Enel ha deciso di accelerare sugli investimenti. Serviranno per reti elettriche, energie rinnovabili e tecnologie digitali. Per finanziare il piano il gruppo accetta che il rapporto debito/Ebitda salga fino a circa 3 volte. La sfida per gli investitori è quindi questa: capire se i nuovi investimenti riusciranno a far crescere utili e ricavi abbastanza velocemente da sostenere il debito e mantenere una buona redditività nel tempo.
Quanto rende l’azione Enel oggi?
Il nuovo Piano Strategico 2026-2028 di Enel punta soprattutto su una parola: investimenti. Nel triennio il gruppo prevede di mettere sul tavolo 53 miliardi di euro, circa 10 miliarrdi in più rispetto al piano precedente. Ma cosa significa davvero per chi investe? L’obiettivo è aumentare gli utili dell’azienda e quindi anche il guadagno per ogni singola azione, il cosiddetto utile per azione (EPS). Il target indicato dal management è arrivare tra 0,80 e 0,82 euro per azione entro il 2028.
La domanda che molti piccoli investitori si fanno però è un’altra: quanto rende concretamente il titolo oggi? Qui entra in gioco il dividendo, cioè la quota di utili che l’azienda distribuisce agli azionisti. Per il 2025 Enel ha proposto un dividendo di 0,49 euro per azione, che ai prezzi di Borsa recenti equivale a un rendimento lordo intorno al 5,1%. In pratica, su 100 euro investiti nel titolo, circa 5 euro arrivano ogni anno sotto forma di cedola. È proprio questa combinazione tra dividendi relativamente elevati e investimenti nella transizione energetica che mantiene Enel tra i titoli utility più seguiti dagli investitori europei.
Calendario dividendi Enel 2025-2026
Per molti investitori il vero motivo per cui guardano a Enel non è tanto il prezzo dell’azione, ma il dividendo, cioè la quota di utili che l’azienda distribuisce ogni anno agli azionisti. Per l’esercizio 2025 il gruppo ha proposto una cedola complessiva di 0,49 euro per azione, pagata in due momenti dell’anno: una prima parte all’inizio dell’anno e il saldo nei mesi successivi. Si tratta di una prassi abbastanza comune tra le grandi utility europee, pensata per rendere più prevedibile la remunerazione degli investitori.
Ed è proprio questa regolarità dei pagamenti che rende Enel interessante per i cosiddetti “cassettisti”, cioè gli investitori che acquistano un titolo con l’idea di tenerlo a lungo e incassare dividendi nel tempo. In pratica non puntano tanto a guadagnare rivendendo l’azione, ma a costruire un flusso costante di cedole anno dopo anno. La politica del gruppo va in questa direzione: circa il 70% dell’utile ordinario netto viene distribuito agli azionisti, una quota che consente di mantenere dividendi elevati pur continuando a finanziare nuovi investimenti nelle reti e nelle energie rinnovabili.
Enel rendimento dividendo lordo e netto
Ma quanto rende davvero un’azione Enel? Per capirlo gli investitori guardano al dividend yield, cioè al rapporto tra il dividendo distribuito e il prezzo del titolo in Borsa. Con un dividendo proposto di 0,49 euro per azione per l’esercizio 2025 e un prezzo di mercato compreso tra 9,39 euro (9 marzo 2026) e 9,71 euro (13 marzo 2026), il rendimento lordo si colloca tra il 5,22% e il 5,05%. Dopo l’applicazione della ritenuta fiscale italiana del 26%, il rendimento netto per l’investitore scende tra il 3,86% e il 3,74%. Questo livello di rendimento è coerente con lo storico del titolo.
Negli ultimi dieci anni il dividend yield medio di Enel si è mantenuto tra il 4% e il 5%, mentre la crescita della cedola è stata significativa: come si vede anche dal grfico, dal 2016 il dividendo per azione è passato da 0,16 euro a 0,49 euro, con un aumento cumulato del +206,25%. In termini concreti significa che un investitore che deteneva l’azione nel lungo periodo ha visto quasi triplicare il flusso di dividendi incassato per ogni azione posseduta.

Confronto Enel vs Iberdrola vs Engie
Ma come si posiziona Enel rispetto alle altre grandi utility europee? Il confronto più diretto è con Iberdrola e Engie. Guardando ai dividendi, le tre società hanno politiche piuttosto solide: Enel ha proposto 0,49 euro per azione per l’esercizio 2025, Iberdrola circa 0,68 euro per azione, mentre Engie indica una cedola nell’ordine di 1,35 euro per azione. Per capire quale titolo rende di più, però, non basta il valore assoluto del dividendo: bisogna rapportarlo al prezzo dell’azione, cioè calcolare il dividend yield.
Un altro indicatore molto osservato è il P/E (Price/Earnings), cioè il rapporto tra prezzo dell’azione e utili della società. In termini semplici indica quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni euro di utili generati dall’azienda. A marzo 2026 i dati di mercato LSEG indicano valori di circa 15,6 per Enel, 18,9 per Engie e circa 21 per Iberdrola. Numeri più bassi indicano in genere una valutazione relativamente più contenuta rispetto agli utili, mentre multipli più alti riflettono aspettative di crescita maggiori. È anche su questo equilibrio tra dividendi attuali e prospettive di crescita futura che gli investitori confrontano i principali gruppi energetici europei.
Azioni Enel o Terna: quale scegliere per i dividendi
Guardando alla performance in Borsa, Enel ha registrato dall’inizio dell’anno una crescita superiore a quella dell’indice Euro Stoxx Utilities di 3,2 punti percentuali. In altre parole, il titolo ha fatto meglio della media delle principali utility europee. Tra i fattori che sostengono il prezzo ci sono la solidità dei margini operativi e il programma di riacquisto di azioni proprie (buyback), un’operazione con cui l’azienda compra sul mercato parte delle proprie azioni riducendo il numero di titoli in circolazione e sostenendo così il valore per gli azionisti.
Il confronto più immediato, sul mercato italiano, è con Terna, il gruppo che gestisce la rete di trasmissione elettrica. Qui la scelta dipende soprattutto dal profilo dell’investitore. Terna è spesso considerata un titolo molto stabile, a bassa volatilità, quasi “obbligazionario”, con un rendimento da dividendo intorno al 3,9%. Enel gioca una doppia partita vincente: da un lato garantisce un rendimento immediato tra i più alti del settore, con una cedola che si aggira intorno al 5,1%, dall’altro promette una crescita solida grazie al piano di investimenti 2026-2028 focalizzato su reti e rinnovabili.
In pratica, per molti investitori Enel è una scelta orientata ai dividendi. Il titolo offre un flusso di cedole regolare nel tempo. Allo stesso tempo resta esposto alla crescita del settore energetico e delle rinnovabili. Per chi cerca reddito periodico senza rinunciare al potenziale di lungo periodo, l’azienda italiana rappresenta quindi un equilibrio tra rendimento attuale e prospettive future.
Anno di riferimento: marzo 2026
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