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La correlazione tra anni di studio e ricchezza dei genitori e quella dei figli torna ad aumentare

Il grafico qui sopra rappresenta quanto il numero di anni di studio dei figli siano legati a quello dei genitori per date di nascita dei figli stessi e, in qualche modo, è un buon indicatore di come l’ascensore sociale in Italia sia correlato alla famiglia di provenienza.

L’ascensore sociale in Italia

Nel report della Banca d’Italia, che ha svolto l’indagine, è stato composto un indice di correlazione che è tanto più alto quanto più il legame tra la storia studentesca dei genitori e quella dei figli è forte. L’indice va da -1 a +1. Per realizzare lo studio sono state effettuate circa 90 mila interviste tra 1993 e 2016.

Come si vede l’istruzione dei nati fino al 1924 era legatissima a quella dei genitori. Anche solo considerando i soli anni del padre l’indice era di 0,458, e diventava 0,468 considerando quelli della madre. Man mano questo legame è diminuito, e non di poco, a 0,414 (sempre considerando entrambi i genitori) per la classe 1925-30, 0,386 per quella 1931-35, 0,306 per i nati tra il 1936 e il 1940, 0,260, e così via.

Il calo maggiore è proprio quello verificatosi tra coloro nati nella prima metà degli anni ’30 e quelli nella seconda metà. Del resto gli anni in cui questi ultimi sono entrati nell’età di frequenza della scuola superiore e dell’università erano gli anni ’50 e del boom economico, quando si è verificata una crescita dell’istruzione media come mai prima.

La diminuzione della correlazione tra gli anni di studio di genitori e figli continua poi, ma a un ritmo sempre inferiore, fino alle classi 1966-1970, quelle in cui diventa minimo, 0,133. Si può dire che in questi anni l’ascensore sociale in Italia ha posto le premesse per funzionare perché anche se i genitori hanno studiato pochi anni, questo non ha influito (o, meglio, ha influito molto poco) sugli anni di istruzione dei figli. Poi accade una inversione di tendenza.

Quando l’ascensore sociale in Italia s’inceppa

E’ lieve, non si è giunti e non si giungerà mai ai livelli dei decenni scorsi, ma per chi è nato tra il 1971 e il 1975 già si sale a 0,150, poi a 0,167 per le classi tra 1976 e 1980 e  0,168 per coloro venuti al mondo dal 1981 in poi.

Di fatto si è tornati a un legame tra figli e genitori analogo a quello presente per i nati degli anni ’50. Certo contribuisce il fatto che ormai molti genitori appartenenti alla generazione dei baby boom in diversi casi hanno già una istruzione elevata se confrontata a quella dei propri di genitori e che per molti figli è difficile fare meglio. Ma se il confronto è con l’estero rimaniamo comunque il Paese con meno laureati e con tantissimi 50-60enni ancora con la licenza media, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo. Quindi che l’ascensore sociale in Italia rallenti sarebbe normale. Non è normale che addirittura abbia invertito la propria corsa.

Quanto conta il reddito della famiglia

Qui sopra vediamo invece come il reddito e la ricchezza (intesa come patrimonio) dei figli abbiano un legame con il reddito e la ricchezza dei genitori. E come questo sia cambiato tra 1993 e 2016. Anche qui si tratta di un indice che va da -1 a +1.

In questo caso, negli anni, c’è stato un aumento dell’importanza delle condizioni di origine.

La correlazione tra i redditi dei figli e dei genitori era di 0,188 nel 1993, ed è poi aumentata tra alti e bassi fino al 0,240 del 2016.

La correlazione tra la le ricchezze è cresciuta ancora di più, da 0,102 nel 1993 a 0,168 nel 2016. In questo caso era diminuita fino al 2006, fino a 0,055, per poi aumentare in modo piuttosto veloce, fino al 0,154 del 2010. Probabilmente anche per la crisi dell’edilizia che ha congelato gli acquisti di case, favorendo la proprietà di immobili di chi già ne aveva in famiglia (le famose seconde case). Dopo un nuovo calo nel 2012 c’è stata un’altra impennata fino al record del 2016.

Insomma, come succedeva un tempo, ha sempre più importanza per il nostro successo quanto hanno studiato e guadagnato i nostri genitori, piuttosto che il nostro impegno.

I dati si riferiscono al: 1993-2016

Fonte: Banca d’Italia

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