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Superiamo del 50% la media degli altri. Italia prima nelle morti per l’antibiotico-resistenza

L’Italia è seconda tra i Paesi Ocse per la prescrizioni di antibiotici con 28 dosi giornaliere ogni mille abitanti (sono gli ultimi dati disponibili, quelli del 2017). E’ uno degli spunti che emergono dal rapporto “Health at a glance“dell’Ocse. L’organizzazione internazionale ammonisce l’Italia su questo fronte. “Una prescrizione eccessiva e inappropriata di antibiotici contribuisce alla diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici”, si legge nel rapporto Ocse. Come si vede nel grafico in alto, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali, il consumo di antibiotici diminuisce, anche se lievemente. L’Ocse, però, punta il dito contro le prescrizioni che superano del 50% le medie Ocse.

I rischi degli antibiotici

La resistenza antimicrobica (Amr in inglese) rappresenta un grave rischio per la salute pubblica, oltre a costituire un onere di spesa sanitaria e per l’economia nel suo insieme. Una prescrizione eccessiva e inappropriata di antibiotici contribuisce alla diffusione di microrganismi resistenti agli antimicrobici. In Italia, la proporzione di infezioni resistenti agli antibiotici è cresciuta da 17% nel 2005 a 30% nel 2015 e potrà raggiungere il 32% nel 2030, se il consumo di antibiotici, la crescita demografica e la crescita economica dovessero continuare a seguire gli stessi trend. La proporzione di antibiotico resistenza in Italia è sostanzialmente superiore rispetto al 17% di resistenza media nei paesi Ocse nel 2015.

L’antibiotico-resistenza

L’Italia è prima in Europa per numero di morti legato all’antibiotico-resistenza: secondo un recente studio dell’Istituto superiore di sanità dei 33mila decessi che avvengono nei Paesi Ue ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10mila si registrano infatti nel nostro Paese. E’ il quadro aggiornato fornito dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione della Settimana mondiale per l’uso consapevole degli antibiotici, dal 18 al 24 novembre.L’Iss rileva come pur in presenza di un “trend in leggero calo, i valori restano oltre la media europea”.

Le morti

In Italia, nel 2018, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza si mantengono dunque più alte rispetto alla media europea, pur nell’ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti. Inoltre, gli oltre 2.000 casi diagnosticati nel 2018 – anche questo un dato costante – di infezioni nel sangue causate da batteri produttori di carbapenemasi (CPE), ovvero di enzimi che distruggono i carbapenemi (una classe di antibiotici ad ampio spettro) evidenziano la larga diffusione del fenomeno nel nostro Paese. I dati arrivano dai programmi di Sorveglianza Nazionale dell’antibiotico-resistenza (AR-ISS) e Sorveglianza delle CPE, coordinate entrambe dall’Iss.

La resistenza agli antibiotici, come spiega l’Ocse, influisce sulla sicurezza dei pazienti negli ospedali. L’Italia ha tassi di infezione associati all’assistenza sanitaria superiori alla media, con quasi il 6% dei pazienti ospedalizzati che hanno almeno un’infezione. Queste possono essere mortali e contribuire fino al 6% della spesa ospedaliera. I batteri resistenti agli antibiotici possono rendere le infezioni difficili o addirittura impossibili da trattare.

I dati si riferiscono al: 2017-2018

Fonte: Ocse

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