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Ogni mese dell’anno scorso ha fatto meglio del corrispondente mese del 2017. Tutti i numeri

Nel 2018 è tornato a crescere il numero di contratti a tempo indeterminato. Questo appare essere il dato più importante dell’osservatorio dell’Inps che ogni mese sforna i dati necessari per verificare l’andamento dei contratti di lavoro in Italia. Come vediamo nella tabella qui sopra nelle ultime due pagine, le più importanti, tra gennaio e ottobre 2018 i posti a tempo indeterminato sono aumentati di 207.541 unità. Nello stesso periodo del 2017 erano calati di 37.714. Occorre subito specificare che questi dati si riferiscono ai contratti e non alle persone e che, quindi, ogni persona può avere, nel corso dell’anno due o più contratti o, addirittura, svolgere due lavori, come Truenumbers ha spiegato in questo articolo.

L’andamento dei contratti di lavoro

Nei 10 mesi che si possono esaminare e confrontare (non sono ancora disponibili i dati su novembre e dicembre, e quindi non possiamo considerarli neanche per il 2017) solo giugno e agosto del 2018 hanno presentato dei saldi negativi, e di poco tra l’altro. Al contrario negli altri mesi ci sono state crescite importanti del numero di italiani titolari di un contratto permanente. A gennaio addirittura di 76.283 unità. Ha rappresentato una svolta netta rispetto ai dati negativi di dicembre 2017. Bene, con +34.373 posti fissi, anche ottobre 2018.

Ma quello che colpisce è che ciascun mese del 2018 è andato meglio del corrispondente del 2017. Anche quelli più negativi. Nel 2017 infatti solo a gennaio, marzo e aprile vi erano state variazioni nette positive, e anche senza considerare dicembre, da record, ad agosto per esempio vi era stata una diminuzione dei contratti a tempo indeterminato di 32.519 unità. Questi saldi sono il risultato della somma delle nuove assunzioni e delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, cui si tolgono le cessazioni, dovute a pensionamenti o licenziamenti, volontari o involontari. 

Il 2018 molto meglio del 2017

L’anno scorso vi sono state, sempre solo nei primi 10 mesi, più nuove assunzioni, 1.043.947, rispetto alle 995.044 del 2017. Sono quasi 49mila persone in più. I mesi in cui si è potuta apprezzare la maggiore differenza sono stati gennaio, febbraio e settembre, con miglioramenti superiori alle 5mila o anche 10mila unità, se non addirittura quasi 28mila a gennaio.

Quasi raddoppiato il numero delle trasformazioni da contratti a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato, 407.327 nel 2018 contro 246.941 del 2017 e, ancora, in ogni mese del 2018 ci sono state più trasformazioni rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente.

Un’altra buona notizia dell’andamento dei contratti di lavoro è che sono diminuite nello stesso tempo le cessazioni, sono passate da 1.336.881 a 1.284.909. Questo decremento di quasi 52mila unità è stato piuttosto omogeneo ogni mese, ma in particolare si è verificato a marzo, settembre e soprattutto a ottobre. Di conseguenza il saldo annuale, che vediamo per ogni mese, è migliorato. Il saldo annuale è la somma dei saldi o variazioni nette dei 12 mesi precedenti

Il saldo dei contratti

Se però guardiamo il saldo di tutti i lavoratori, le buone notizie terminano. Nel complesso a ottobre 2018 gli occupati dipendenti erano, rispetto a un anno prima, 314.824 in più, un dato positivo ma inferiore a quelli del 2017 quando sia era spesso superato il mezzo milione. Questo perché se sono migliorati i dati relativi al tempo indeterminato sono peggiorati quelli riferiti ai contratti a termine: a ottobre 2018 erano solo 47.202 in più rispetto all’ottobre 2017. Ovvero tra ottobre 2017 e ottobre 2018 sono cresciuti solo di 47.202 unità.

A inizio 2018, per esempio a gennaio, il saldo era positivo per 383.758. Quindi nei 12 mei precedenti quella data vi era stato un grande aumento, molto maggiore degli ultimi verificatisiIn leggero miglioramento il saldo annuale dei lavoratori in apprendistato, ovviamente oscillante quello degli stagionali, mentre è in calo quello dei somministrati e degli intermittenti.

I dati si riferiscono al: 2017-2018

Fonte: Inps

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