In Terrorismo

Quasi tutti i soldi restano nel Paese. Ma sui numeri Onu, Ocse e Eurostat litigano

Il grafico mostra gli aiuti versati dal Governo turco a sostegno dei Paesi più poveri, in milioni di dollari.

Ankara aiuta se stessa

La Turchia è considerata un Paese emergente, anche come donatore. Come si vede, gli aiuti versati da Ankara sono aumentati fortemente dal 2013 in poi e, per il 69%, sono stati destinati a fini “umanitari”, mentre per l’assistenza allo sviluppo sono rimaste le briciole. Questi “aiuti umanitari” sono i soldi destinati ai profughi dalla Siria verso la Turchia, che secondo l’Unhcr sono circa 2,7 milioni di persone. Questo ha provocato un po’ di confusione nelle cifre: secondo l’Ocse, la Turchia nel 2014 ha versato in aiuti umanitari quasi due miliardi e mezzo di dollari. Questa è la cifra rappresentata nel grafico. L’Unione Europea conferma le cifre dell’Ocse, perché stima che, tra il 2011 e il novembre 2015 la Turchia abbia speso più di 6.5 miliardi di euro per i profughi, dei quali solo il 7-8% proveniente da contributi di altri Paesi. L’Ocha, cioè l’ufficio delle Nazioni Unite che coordina le questioni umanitarie e l’Ngo (Global Humanitarian Assistance), invece, non considerano “aiuti internazionali” i soldi che un Paese spende per le persone presenti sul proprio territorio, anche se provengono dall’estero. L’Ngo non considera”aiuti internazionali” neppure i soldi versati in base ad accordi bilaterali tra governi, per ritiene che la Turchia, in realtà abbia versato solo 15,6 milioni di dollari.

Il resto degli aiuti va in Africa, per interessi geopolitici

La maggior parte degli aiuti che Turchia manda effettivamente all’estero sono collegati ad accordi bilaterali di natura economica e politica, con i Paesi riceventi. L’Africa è una priorità per la politica economica di Erdogan. Gli scambi commerciali tra la Turchia e questo continente sono triplicati negli ultimi tre anni e nel 2015 hanno raggiunto i 15,5 miliardi di dollari. La Turchia è al quinto posto tra i donatori della Somalia. Al Paese africano dà più di Germania e Svezia. Durante la carestia del 2012 il 44% degli aiuti turchi è stato destinato a fornire acqua potabile (44%). adesso che l’emergenza è in parte superata, il 70 degli aiuti è serve a potenziare le infrastrutture economiche, come strade e magazzini, per favorire il commercio.

I dati si riferiscono al periodo 2006-2014
Fonte: OCSE

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