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I dati 2002-2016. Cala la spesa per gli stipendi (-4,4%). Ecco i numeri di tutte le Regioni

La spesa sanitaria in Italia aumenta anno dopo anno. I numeri sono in questo post di Truenumbers e dimostrano che solo saltuariamente ci sono stati tagli alla spesa sanitaria pubblica. Ma ciò che è importante non è solo la quantità di denaro investito, ma la composizione della spesa. Ovvero: come vengono spesi questi soldi? Analizzando l’andamento delle uscite tra il 2002 e il 2016 si scoprono dettagli molto interessanti. Ad esempio che le Asl, oggi, spendono molto di più rispetto a 14 anni fa per i farmaci non in convenzione, e che acquistano anche molti più servizi dai privati. Ma andiamo con ordine partendo dalla spesa per il personale.

Meno soldi per gli stipendi

La maggiore voce di spesa della spesa sanitaria è quella per gli stipendi dei dipendenti. Come mostra il grafico sopra, nel 2002 in stipendi se ne andava il 35% della spesa sanitaria totale e nel 2016 solo 30,6%. Bisogna ammettere che il calo è stato davvero importante.

Altrettanto importanti è la differenza territoriale della spesa sanitaria, ovvero, la spesa sanitaria regione per regione. Le percentuali maggiori di spesa per gli stipendi si trovano nelle regioni più piccole come Val d’Aosta, con il 44,4% nel 2016. Ma oltre la media ci sono anche il Friuli Venezia Giulia, la Basilicata, la Sardegna e l’Umbria. Nella provincia di Bolzano, gli stipendi pesano addirittura per il 48,9% sul totale della spesa con una crescita (in controtendenza) del 9,4% tra il 2002 e il 2016. La spesa sanitaria del Veneto per gli stipendi è calata più della media: è passata dal 35,7% al 30,3%.

E’ evidente che in aree con minore popolazione non ci sono le economie di scala sufficienti per avere grandi centri ospedalieri con un alto rapporto personale/paziente come accade nei grandi agglomerati. La prevalenza di piccoli ospedali significa che c’è un numero fisso di medici e infermieri cui non si può rinunciare a prescindere dalle dimensioni del nosocomio. Insomma, un ospedale con metà dei posti letti di un altro non avrà la metà dei dipendenti, ma, in proporzione, di più.

In ogni caso, sempre considerando la spesa sanitaria regionale, è al Sud, dove c’è la maggior parte delle Regioni che sono state sottoposte ai piani di rientro per deficit eccessivo, che si registra il calo maggiore nella spesa per stipendi: Molise, -11,4%, Calabria, -7,5%, Campania, -7,1%. Nel complesso è nelle regioni più grandi che il peso di questa componente è minore rispetto al totale, in Lombardia e Lazio, solo 26,4% e 24,7% nel 2016.

La spesa per i dispositivi medici

Tra il 2002 e il 2016 è, invece, triplicata la spesa sanitaria farmaceutica per i beni acquistati privatamente dalle Asl e non in convenzione: la quota sul totale è passata dal 3,3% del 2002 al 9,8% del 2016 come mostra il grafico qui sotto.

In questo caso le differenze tra regioni non sono enormi, anche se bisogna sottolineare un valore sopra la media in Toscana, Umbria, Marche, Campania, Calabria, Sardegna, Puglia e Basilicata.

Simmetricamente è crollata, dimezzandosi, la quota spesa in farmaci acquistati in convenzione: meno 7,8% a livello nazionale tra il 2002 e il 2016.

La riduzione è del 10,6% in Basilicata, del 10,9% in Sicilia, e comunque superiore alla media in quasi tutto il Sud. Come mai? Il motivo è che su questo capitolo è stato possibile mettere dei tetti di spesa al fine di rendere la spesa sanitaria sostenibile, a differenza che sugli acquisti di farmaci a distribuzione diretta tra i quali molti innovativi e oncologici o per malattie croniche.

Quanto guadagna la sanità privata

Infine c’è il capitolo della spesa che finisce ai privati. Che è ovviamente più alta in quelle regioni nelle quali il modello sanitario si basa su una coesistenza molto forte tra servizio pubblico e servizio privato convenzionato. A livello nazionale la spesa per prestazioni “comprate” dal pubblico da privati è pari, come mostra il grafico sotto, al 20,9%, in aumento dal 17,8% del 2002.

Significa che un quinto della spesa sanitaria nazionale finisce a strutture non pubbliche. Ma in alcune Regioni, come detto, questa percentuale è superiore alla media, in Lombardia in primis, con il 29,9%, e poi in Lazio con il 27,8%, e poi in Molise con il 24,1% e in Sicilia e Puglia con il 23,5%. Particolarmente bassa, data la grandezza, è la spesa sanitaria toscana destinata ai privatI. solo il 12,5%.

Il caso della spesa sanitaria della Lombardia è il più particolare, è infatti è la regione con la maggiore porzione di spesa dedicata ai rimborsi verso i privati ed è una Regione, dal punto di vista dei bilanci, virtuosa. E non è quella in cui c’è stato l’aumento maggiore dal 2002: prima in classifica è, infatti, è la Regione Molise con una crescita di addirittura il 9,7% rispetto ad un aumento lombardo del 6,5%.

I dati si riferiscono al: 2012-2016

Fonte: Ministero della Salute

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