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Analisi della spesa pubblica sanitaria: in salari 34,9 miliardi, in medicine 31,6

I farmaci, da sempre, sono una delle voci più importanti della spesa sanitaria dello Stato. In attesa di analizzare gli ultimi dati diffusi dall’Aifa sul primo semestre 2017, ecco quanti soldi sono stati spesi nel 2016.

La spesa per i consumi intermedi

I dati del grafico in alto mostrano l’andamento, in valori assoluti, delle singole voci di spesa tra il 2000 e il 2016. Ad esempio, il grafico permette di capire qual è stata l’evoluzione dei consumi intermedi o quali sono stati i numeri della farmaceutica convenzionata.

Quello che è successo è molto chiaro: sono calate le uscite per i redditi da lavoro dipendente, ovvero per gli stipendi del personale, e sono cresciute le spese per i consumi intermedi, la componente maggiore di questa voce è costituita dai costi per l’acquisto di farmaci.

In particolare il grafico in alto mostra che, tra 2000 e 2016, la spesa per redditi da lavoro è cresciuta di circa 7,8 miliardi, passando da 27,1 a 34,9 miliardi. Le uscite per consumi intermedi sono più che raddoppiati, hanno subìto un incremento di quasi 19 miliardi. Questa spesa è quindi arrivata a 31,6 miliardi nel 2016 dai 12,7 del 2000.

In termini percentuali i fondi spesi per gli stipendi sono passati dal costituire quasi il 40% (39,8%) della spesa pubblica sanitaria al 31%. La porzione di spesa destinata ai consumi intermedi è passata invece dal 18,7% al 28,1%.

Il blocco dei salari

Per capire meglio quanto accaduto è necessario fare una precisazione. Nel periodo considerato è stato messo in atto un doppio blocco: degli stipendi e del turnover. Di fatto, quindi, i salari dal 2010 sono rimasti gli stessi, salvo rare eccezioni, e anche il personale è rimasto pressoché invariato. Ecco spiegato come mai, rispetto alle dinamiche variazioni delle altre voci di spesa, i redditi da lavoro sono rimasti stabili. L’unica eccezione di questa voce di spesa è stata rappresentata dai costi sostenuti per gli straordinari, come Truenumbers ha spiegato in questo post.

Anche per quel che riguarda i consumi intermedi sono stati operati dei tentativi di spending review. La crescita delle erogazioni negli ultimi 5 anni, infatti, è stata decisamente contenuta. Per esempio: sono stati decisi blocchi alla spesa per dispositivi medici ed è stata imposta la rinegoziazione dei contratti per l’acquisto di beni e servizi (esclusi i farmaci ospedalieri). A far gonfiare i conti sono stati proprio i farmaci, in particolare quelli acquistati direttamente dalle Ausl sul mercato non convenzionato. I medicinali più costosi sono stati i farmaci delle sperimentazioni oncologiche.

La spesa per  i farmaci convenzionati

Gli stessi dati riportati in alto, nel grafico qui in basso sono stati resi in percentuale rispetto alle spesa pubblica sanitaria totale.

La voce della farmaceutica convenzionata ha subìto un calo del 5,6% e ha rappresentato solo il 7,2% delle uscite del 2016. Questo settore è quello che comprende i farmaci prescritti dai medici di famiglia e i medicinali più comuni. Anche in questo caso il calo è imputabile all’imposizione di un tetto di spesa massimo. Inoltre un altro fattore che ha contribuito alla diminuzione dalla spesa in questo campo è stato l’uso sempre più frequente delle ricette elettroniche. Questo nuovo strumento ha permesso di monitorare le prescrizioni e quindi di ridurre gli sprechi.

Sono cresciute invece le spese per gli acquisti di prestazioni in istituti convenzionati con il sistema sanitario, sono salite al 22,1% dal 18,8%. Si tratta dei rimborsi che le Ausl hanno pagato agli ospedali privati che hanno accolto e curato pazienti in regime di convenzione. Come è accaduto per i consumi intermedi, anche in questo caso la crescita è stata molto più lenta rispetto al passato. Negli ultimi 5 anni l’aumento è stato solo dell’1% e il contenimento della spesa è stato possibile solo grazie ai limiti posti.

I dati si riferiscono al: 2000-2016

Fonte: Ministero della Salute

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