I veri costi dello scandalo Volkswagen per l’economia Ue

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Dopo la truffa tedesca l’Europa stringe i controlli, ma i costi graveranno su tutti gli europei


Il grafico rappresenta i costi che avrebbe un nuovo e più efficace sistema di approvazione dei prototipi dei veicoli automobilistici per i 28 Paesi dell’Unione Europea. Lo scopo è di evitare nuovi “dieselgate” provocato dallo scandalo Volkswagen 2016, cioè che qualche casa automobilistica metta in commercio auto che inquinano più di quanto sia consentito dalla legge, truccando le apparecchiature di controllo delle emissioni. Il problema è che i costi dello scandalo Volkswagen 2016 graveranno su tutte le case automobilistiche europee, anche quelle oneste.

I veri costi dello scandalo Volkswagen

Come si vede, i costi per la sorveglianza del mercato (in rosso) crescerebbero dagli attuali 10 milioni di euro all’anno a 182 milioni di euro all’anno. In pratica, verrebbero fatti molti più controlli sulle auto in commercio, per vedere se davvero emettono la quantità di sostanze inquinanti dichiarata dalla casa produttrice. I costi per l’applicazione di nuove norme per l’approvazione dei prototipi delle auto, invece, resterebbero uguali: 28 milioni all’anno per un costo complessivo totale di 210 milioni di euro. L’unica differenza è che adesso le norme sui prototipi sono nazionali e i costi li sostengono i singoli Paesi (in blu) mentre il costo per l’applicazione delle nuove norme europee (in giallo) sarebbe a carico dell’Ue, cioè di tutti.

Emissioni inquinanti, la proposta di legge per cambiare le regole

Questa proposta anti dieselgate è stata approvata dalla Commissione Europea ma per diventare legge dovrà passare attraverso un lungo iter che prevede la sua discussione in tutti i Parlamenti nazionali e una votazione plenaria del Parlamento Europeo. I politici si troveranno a valutare i costi rispetto ai benefici: l’inquinamento ha un forte impatto sulla salute pubblica e quindi sulla spesa sanitaria.

costi dello scandalo Volkswagen

Il caso Volkswagen ha d’altra parte messo in evidenza le debolezze dell’attuale sistema. Nel settembre del 2015 sono infatti iniziate ad uscire notizie, poi confermate, in base alle quali su 11 milioni di auto diesel vendute dalla casa automobilistica tedesca, i dispositivi per il controllo delle emissioni inquinanti erano stati manomessi. In realtà quelle auto inquinavano molto di più di quanto risultava ufficialmente.

Anche i giapponesi truccano i dati sulle emissioni delle auto

Le ultime news dal Giappone ci dicono che le truffe sulle emissioni inquinanti non sono solo un problema europeo: il presidente di Mitsubishi Motors Tetsuro Aikawa ha ammesso che la sua società ha falsificato i dati sui consumi di 625 mila automobili, dichiarando emissioni inferiori del 10% rispetto a quelle reali. I dati alterati riguardano 157 mila automobili prodotte con il marchio Mitsubishi e 468 mila veicoli prodotti per Nissan. Pare però che queste auto siano state tutte vendute in Giappone.

I dati si riferiscono al 2016
Fonte: Parlamento Europeo

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