In Crisi&Ripresa

Nasce l’Srb, un fondo che interviene nei casi disperati. Ma le italiane lo finanziano “troppo”

E’ un frutto della crisi, potremmo dire. Un altro, Di quella parte della crisi economica che ha colpito in particolare le banche, portandone sulla soglia del fallimento molte. Si parla del Single Resolution Board (Srb), ovvero del Comitato di Risoluzione Unico, un nuovo organismo europeo che si dovrà occupare di garantire la “risoluzione ordinata delle banche in difficoltà, con un minimo impatto sull’economia reale e le finanze pubbliche dei paesi dell’UE partecipanti e di altri soggetti”, come viene affermato nella mission ufficiale.

Che cosa è l’Srb?

Guidato da Elke Konig, un’economista tedesca di 63 anni, il Srb dovrà cercare di accompagnare le banche in difficoltà fuori dalle cattive acque, o quando questo non fosse possibile, evitare che il fallimento abbia un impatto sull’economia troppo grande, per esempio scongiurando i bail-out, quei salvataggi che negli anni scorsi hanno aumentato di molto i debiti di alcuni Paesi e costretto poi a misure di austerità.
Certo, al posto del Bail-out c’è ora il famigerato bail-in (“salvataggio interno”), ovvero il meccanismo per cui le perdite della banca vengono trasferite innanzitutto agli azionisti e poi gli altri creditori, come gli investitori obbligazionari di vario tipo, con l’esclusione di alcune categorie di depositi, naturalmente.
Ecco, onde evitare che ogni crisi bancaria si risolva in un bail-in prima verranno messe in atto procedure unificate decise dal Srb stesso che mireranno alla ristrutturazione della banca, mediante un’analisi della situazione che si è venuta a creare, o magari con la vendita di asset (come in parte ha fatto Unicredit), alla separazione degli asset stessi (per esempio creando bad bank), o altre operazioni che scongiurino un fallimento.

Chi paga il salvataggio delle banche

Il Srb potrà anche intervenire con dei propri fondi a determinate condizioni e se la banca seguirà le direttive del Comitato. Ma per farlo l’Srb va però finanziato. Chi paga? Il Comitato di Risoluzione Unico intende assumere, per fine 2017, 350 persone, e certamente ci sarà da coprire le spese salariali relative, ma soprattutto è il fondo operativo, da usare per l’azione verso le banche, quello che deve essere finanziato.
L’obiettivo è di arrivare per il 2023 ad un fondo che corrisponda all’1% dei depositi tutelati (non soggetti a bail-in) europei. Nel frattempo nel 2016 si è proceduto al rimpolpo di 7 miliardi e 8 milioni del fondo. Da parte delle banche europee.

E qui sta l’aspetto interessante: la divisione delle risorse che le banche dei vari Stati dell’Eurozona hanno dovuto versare non corrisponde alle dimensioni delle economie, ma alla fusione di due complessi criteri, quello del Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive), che nel 2016 pesa per il 40%, e quello del Srm (Single Resolution Mechanism), che pesa per il 60%. Basti sapere che nel primo caso i calcoli di quanto va versato vengono fatti per ogni nazione, nel secondo si fanno a livello europeo, ed è il metodo che man mano verrà sempre più utilizzato. Si considerano comunque i depositi, i rischi rappresentati dalle banche, e in generale quelle piccole sono decisamente favorite.
Ecco forse perché dall’Italia sono giunti meno euro di quelli che considerando il Pil del Paese ci si sarebbe potuti aspettare. Nel grafico sopra è indicato l’ammontare versato da ogni Paese, la percentuale sul totale, la percentuale del Pil dell’Eurozona che ogni Paese rappresenta e la differenza tra queste.

Quanto pagano le italiane

Le istituzioni bancarie italiane hanno versato 763 milioni, il 10,9% del totale dei fondi Srb, anche se la nostra economia rappresenta il 15,6% di quella dell’Eurozona. In rapporto al Pil, quindi, paghiamo il 4,7% in più. Al contrario è la Francia lo Stato le cui banche contribuiscono di più in relazione alla propria economia, 1 miliardo e 696 milioni, più del doppio di quelle italiane, che corrisponde al 24,2%, mentre il Pil francese è pari al 20,7% del totale dell’Eurozona. Una differenza quindi del 3,5% in questo caso.
Altri Paesi che versano più di quanto ci si aspetterebbe in proporzione alle dimensioni delle economie sono Spagna e Paesi Bassi, +1,2% e +1,9%.
Risparmia invece la Germania, nonostante sia naturalmente il Paese le cui banche versano di più, 1 miliardo e 960 milioni, ma si tratta del 28% del totale, quando l’economia tedesca è il 29,2% del totale dell’Eurozona. Non è un caso che anche la Germania sia la patria delle piccole banche di risparmio. Quelli che si ritrovano a versare di più al di là di Francia, Spagna e Paesi Bassi, sono Belgio, Cipro, Lussemburgo, Portogallo. Per Austria e Malta le differenze sono zero.

I dati si riferiscono al: 2017

Fonte: Srb

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