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E’ il 62% della retribuzione mediana. Troppo alto? Il caso tedesco e lussemburghese

Lo sappiamo, l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa, assieme a Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria e Cipro a non avere un salario minimo. Ma ci sono anche Paesi che forse hanno “esagerato” fissando uno stipendio sotto al quale non si può andare a un livello molto alto. In questo caso leader è la Francia.

La riforma del lavoro di Macron, che ha provocato violente proteste di piazza, salvaguarda il salario minimo inserendo nella contrattazione aziendale molti altri aspetti prima regolati da una legge dello Stato.

Chi decide quanto pagare

I salari minimi per categoria sono sempre stati i preferiti dai sindacati, perché garantiscono maggiore capacità di negoziazione a se stessi e limiti più elevati a determinate categorie di dipendenti. Negli ultimi anni, con l’emergere ovunque di contratti atipici (in Germania i mini-jobs, per esempio) al di fuori di ogni contratto di categoria, si è sentita l’esigenza di proteggere i lavoratori più vulnerabili ponendo un minimo al di sotto non sarebbe stato possibile fissare lo stipendio lordo.

Come funziona in Germania

Nel Paese della Merkel a partire dal 1 gennaio 2015 il salario minimo orario è stato fissato in 8,5 euro all’ora, con la previsione di rivedere questa cifra ogni due anni. Infatti dal 1 gennaio 2017 si è passati a 8,84 euro l’ora. E, come fa notare lo studio di Brigitte Lestrade per l’Ifri (Istitut francais des relations internationales), nonostante alcuni timori non vi è stato un aumento della disoccupazione in Germania a causa della paventata riduzione delle assunzioni.
D’altronde, viene fatto notare, solo il 4% dei tedeschi è stato interessato dalla misura, ovvero coloro che in precedenza ricevevano salari più bassi, impiegati nell’agricoltura, nella ristorazione, nel retail. Ma se questa è la situazione tedesca, cosa succede negli altri Paesi europei nei quali il salario minimo è realtà da diverso tempo?

La “follia” lussemburghese

Come si vede nel grafico sopra, le differenze in Europa sono enormi. Basta osservare la distanza tra il Paese più generoso e quello con salario minimo mensile inferiore. Si passa dai 1998,59 euro del Lussemburgo ai 235,20 della Bulgaria. I dati sono aggiornati al gennaio 2017.

Questi dati però di per sé non ci dicono moltissimo, se non vengono paragonati con gli stipendi normalmente percepiti in quel Paese.

Lo stipendio minimo e medio

Più precisamente esiste un indice, quello di Kaitz, che mette a confronto il salario minimo con quello mediano di un Paese. Che cosa è il salario mediano? E’ quello in base al quale metà dei lavoratori guadagna più di una determinata cifra e l’altra metà di più. E’ una misura più corretta da utilizzare della semplice media. Ponendo il salario minimo come proporzione di quel salario mediano otteniamo l’indice, indicato nel grafico sotto, che ci dice quanto il salario minimo, per l’appunto, si avvicina a quello percepito dal lavoratore medio di un Paese. In un certo senso rappresenta anche una misura di uguaglianza.

E così scopriamo che è la Francia il Paese in cui chi riceve il minimo riceve, in realtà, un salario molto vicino a salario mediano di un “normale” lavoratore: il salario minimo infatti è il 62% di quello mediano. Segue la Slovenia, con il 60%, il Portogallo con il 57%, il Lussemburgo con il 55%. Al contrario in Spagna il salario minimo corrisponde solo al 37% del salario mediano, in Repubblica Ceca al 39%

Questa classifica sembra rispecchiare in generale la cultura economica dei Paesi con la Francia più egualitarista e Spagna, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda più liberiste.

In ogni caso, ad esempio, il caso Irlanda e anche estone possono essere spiegati con il fatto che quei Paesi sono sedi di molte multinazionali estere e, anche per questo, hanno un settore Ict sviluppato il quale paga, generalmente, stipendi alti che fanno aumentare la disuguaglianza con gli stipendi percepiti da chi, sempre in quei Paesi, lavora in settori a scarso valore aggiunto come l’agricoltura.

Nel caso della Spagna probabilmente lasciare un salario minimo piuttosto basso anche in proporzione agli altri stipendi è un tentativo del governo di combattere il lavoro nero e la disoccupazione, che è la più alta d’Europa (anche se il tasso d’occupazione in realtà è più alto di quello italiano).
E’ probabile che se anche in Italia ci decidessimo a introdurre il salario minimo non potremmo discostarci molto dai livelli spagnoli, considerando sia i nostri bassi livelli occupazionali, sia la pervasività del lavoro nero, sia le grandi differenze regionali, che fanno sì che non si possa decidere un salario più alto di quello pagato già ora a milioni di lavoratori al Sud, l’area già con più disoccupati, se non li si vuole spingere fuori dal mercato.

Il caso americano

Quello che non deve stupire, però, è la diversità delle retribuzioni minime tra i vari Stati dell’Europa. Anche in America è esattamente così: ogni Stato Usa ha la facoltà di fissare, per i lavoratori assunti sul proprio territorio, un livello di salario minimo orario. Così si hanno differenze enormi. Ad esempio: a Washington D.C siamo a 11,50 dollari l’ora mentre nel New Mexico si arriva a soli 7,50. Ogni Stato, insomma, decide in base alle proprie esigenze, al livello del costo della vita e anche per attirare manodopera qualificata ed escludere quella che lavora in settori tradizionali, a minor valore aggiunto.

I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Eurostat

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