In Soldi

E’ il 62% della retribuzione mediana. Troppo alto? Adesso si attendono le mosse di Macron

Lo sappiamo, l’Italia è tra i pochi Paesi in Europa, assieme a Danimarca, Finlandia, Svezia, Austria e Cipro a non avere un salario minimo. Ci sono anche Paesi che forse hanno “esagerato” fissando uno stipendio sotto al quale non si può andare a un livello molto alto. In questo caso leader è la Francia. Ed è possibile che il nuovo presidente, Emmanuel Macron, possa decidere di intervenire per differenziare maggiormente i due valori.

Chi decide quanto pagare

Non vuol dire che vi sia libertà assoluta di decidere lo stipendio dei dipendenti da parte degli imprenditori, anzi. Sarebbe singolare che così fosse soprattutto in Paesi dalla lunga tradizione sindacale come Svezia o Danimarca. In realtà vi sono dei minimi salariali definiti per tipologia di contratto. E’ così anche in Italia. E tuttavia si tratta di una impostazione che sta perdendo popolarità soprattutto da quando nell’economia più grande d’Europa, quella tedesca, si è deciso di procedere alla determinazione di un salario minimo.
La spinta è arrivata dal partner di governo di Angela Merkel, la Spd, che ha posto come condizione alla partecipazione alla grande coalizione proprio questa svolta. Infatti se da un lato i salari minimi per categoria sono sempre stati i preferiti dai sindacati, perché garantiscono maggiore capacità di negoziazione a se stessi e limiti più elevati a determinate categorie di dipendenti, negli ultimi anni, con l’emergere ovunque di contratti atipici (in Germania i mini-jobs, per esempio) al di fuori di ogni contratto di categoria, si è sentita l’esigenza di proteggere i lavoratori più vulnerabili ponendo un minimo al di sotto non sarebbe stato possibile fissare lo stipendio lordo.

Come funziona in Germania

Nel Paese della Merkel a partire dal 1 gennaio 2015 si è trattato di 8,5 euro all’ora, con la previsione di rivedere questa cifra ogni due anni. Infatti dal 1 gennaio 2017 si è passati a 8,84 euro l’ora. E, come fa notare lo studio di Brigitte Lestrade per l’Ifri (Istitut francais des relations internationales), nonostante alcuni timori non vi è stato un aumento della disoccupazione in Germania a causa della paventata riduzione delle assunzioni.
D’altronde, viene fatto notare, solo il 4% dei tedeschi è stato interessato dalla misura, ovvero coloro che in precedenza ricevevano salari più bassi, impiegati nell’agricoltura, nella ristorazione, nel retail. Ma se questa è la situazione tedesca, cosa succede negli altri Paesi europei in c il salario minimo è realtà da diverso tempo?

La “follia” lussemburghese

Come si vede nel grafico sopra, le differenze in Europa sono enormi. Basta osservare la distanza tra il Paese più generoso e quello con quello con salario minimo inferiore. Si passa dai 1998,59 euro del Lussemburgo ai 235,20 della Bulgaria. I dati sono aggiornati al gennaio 2017, in cui vi sono stati degli scatti verso l’alto ovunque tranne che in Grecia. Con gli aumenti più importanti proprio nei Paesi più poveri dell’Est Europa e dell’area balcanica, oltre che in Spagna. Di fatto la convergenza tra i Paesi europei più ricchi e quelli più poveri è ripresa, fatta eccezione che per Italia e Grecia. Questi dati però di per sé non ci dicono moltissimo, se non vengono paragonati con gli stipendi normalmente percepiti in quel Paese.

Lo stipendio minimo e medio

Più precisamente esiste un indice, quello di Kaitz, che mette a confronto il salario minimo con quello mediano di un Paese. Il salario mediano è quello in base al quale metà dei lavoratori guadagna più di quella determinata cifra e l’altra metà di più. E’ una misura più corretta da utilizzare della semplice media. Ponendo il salario minimo come proporzione di quel salario mediano otteniamo l’indice, indicato nel grafico sotto, che ci dice quanto il salario minimo per l’appunto si avvicina a quello percepito dal lavoratore medio di un Paese, in un certo senso rappresenta anche una misura di uguaglianza.

E così scopriamo che è la Francia il Paese in cui chi riceve il minimo è in realtà più vicino al salariato medio: il salario minimo infatti è il 62% di quello mediano. Segue la Slovenia, con il 60%, il Portogallo con il 57%, il Lussemburgo con il 55%. Al contrario in Spagna il salario minimo corrisponde solo al 37% del salario mediano, in Repubblica Ceca al 39%

Questa classifica sembra rispecchiare in generale la cultura economica dei Paesi con la Francia più egualitarista e Spagna, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda più liberiste.

In realtà se per esempio in Irlanda e in Estonia, Paesi con molte multinazionali estere e un settore Ict sviluppato, possiamo pensare che vi sia in effetti una grande variazione tra stipendi, tra settori avanzati con salari molto alti di quelli più tradizionali: più disuguaglianza insomma. Nel caso della Spagna probabilmente lasciare un salario minimo piuttosto basso anche in proporzione agli altri stipendi è un tentativo del governo di combattere il lavoro nero e la disoccupazione, che è la più alta d’Europa (anche se il tasso d’occupazione in realtà è più alto di quello italiano).
E’ probabile che se anche in Italia ci decidessimo a introdurre il salario minimo non potremmo discostarci molto dai livelli spagnoli, considerando sia i nostri bassi livelli occupazionali, sia la pervasività del lavoro nero, sia le grandi differenze regionali, che fanno sì che non si possa decidere un salario più alto di quello pagato già ora a milioni di lavoratori al Sud, l’area già con più disoccupati, se non li si vuole spingere fuori dal mercato.

I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Eurostat

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