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Gap tra tasse e trasferimenti: un lombardo perde 5.217 euro, un sardo ne guadagna…

Calcolato da Eupolis, per residuo fiscale si intende la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tributi allo Stato e quanto da esso riceve sotto forma di servizi.

Che cosa è il residuo fiscale

Il grafico sopra mostra esattamente questo: a quanto ammonta la differenza tra quanto le Regioni italiane versano sotto forma di tributi a Roma e quanto dallo Stato centrale ricevono in termini di servizi e investimenti. Naturalmente se l’istogramma è a destra la Regione versa più di quanto riceve se, invece è a sinistra è residuo fiscale negativo: riceve più di quanto versa.

I versamenti a Roma riguardano in particolare queste imposte e tributi:
– Imposte dirette (es Irpef) , imposte in conto capitale (es Imu), imposte dirette (es Iva)
– Contributi sociali effettivi e figurativi versati da lavoratori e imprese (i contributi di lavoro che vanno principalmente all’Inps)
– Interessi, dividendi, redditi prelevati dai membri di quasi società (es interessi su obbligazioni di imprese) , utili reinvestiti di investimenti all’estero, fitti di terreni e diritti sfruttamento giacimenti
-Trasferimenti correnti o in conto capitale diversi da famiglie e imprese
– Produzione di servizi vendibili e produzione di beni e servizi per uso proprio

Questo, invece, è un elenco delle principali voci di spesa dello Stato sui territori regionali.

– Spesa per consumi finali (es spesa statale in giustizia, istruzione, ecc)
– Prestazioni sociali in denaro e trasferimenti correnti diversi a famiglie e istituzioni sociali private
(tipicamente le pensioni in particolare quelle sociali o di invalidità)
– Contributi alla produzione e trasferimenti correnti diversi a imprese (i vari incentivi alle aziende)
– Imposte dirette ,trasferimenti ad enti pubblici (ovvero i gettiti delle tasse come l’IRAP re-indirizzate alle regioni)
– Investimenti fissi lordi ( es. quando lo Stato costruisce una nuova autostrada in una regione)
– Contributi agli investimenti a famiglie e imprese (trasferimenti in conto capitale, per esempio contributi a fondo perduto a start-up).

Il residuo fiscale per Regione

Ebbene, i complessi calcoli hanno portato a una differenza che per alcune regioni appare da record. Innanzitutto per la Lombardia, che vanta un residuo fiscale a proprio sfavore di 54 miliardi circa. Ovvero la differenza tra quanto privati cittadini e imprese lombarde versano e quanto ricevono in servizi e trasferimenti è altissima, molto superiore a quella delle altre regioni.
La seconda regione, l’Emilia Romagna, vede un residuo fiscale molto minore, di 18 miliardi e 861 milioni
Viene poi il Veneto, con 15 miliardi e 458 milioni. Al quarto posto il Piemonte con 8 miliardi e 606 milioni.
A seguire tutte le regioni del Nord, tranne la provincia di Trento, la Toscana e il Lazio.
Al contrario vi sono quelle regioni in cui il calcolo del residuo fiscale dà un risultato negativo, perché quello che si riceve da Roma è più di quanto si versa. E’ il caso di tutto il Sud: la Sicilia ha il dato con il maggior deficit, – 10 miliardi e 617 milioni. Poi viene la Puglia, con -6 miliardi e 419 milioni; la Calabria, -5 miliardi e 871 milioni e la Campania, – 5 miliardi e 705 milioni.
Tra le aree in deficit fiscale c’è anche la provincia autonoma di Trento. Che sia autonoma non è certamente un caso, l’enorme afflusso di denaro proveniente da Roma riesce infatti a superare anche quello che viene versato e prodotto dai trentini, nonostante questo non sia poco.

Il residuo fiscale pro-capite

Le regioni italiane non hanno lo stesso numero di abitanti, se la Lombardia ne ha più di 10 milioni, il Molise, la Basilicata, la Valle d’Aosta non raggiungono il milione. E’ giusto considerare anche i valori appena visti commisurati alla popolazione. Dividendo il residuo fiscale per il numero di abitanti abbiamo quindi il residuo fiscale pro-capite.

Ebbene, anche in questa classifica la Lombardia è prima, con 5.217 euro per cittadino. Le differenze con le altre regioni tuttavia non sono più abissali. L’Emilia Romagna, è al secondo posto con 4.239 euro, il Veneto, al terzo, 3.141 euro. Viene poi Bolzano al quarto posto, che nella classifica precedente era più indietro, all’ottavo, con un residuo fiscale di 2.117 euro.
Tra le regioni con residuo negativo il valore record non è più della Sicilia, ma della Sardegna, con 3.169. Vi è poi la Calabria, con 2.975 pro capite, e la Basilicata, 2.192. La Sicilia è ora “solo” quartultima, con -2.089. Migliora relativamente la posizione campana che era al 18esimo posto e ora è solamente 14esima.

Naturalmente non mancano critiche a questo metodo di calcolo. E’ chiaro che appare difficile attribuire a ogni regione tutti i gettiti delle imposte e soprattutto tutte le spese dello Stato. La spesa per la difesa, per esempio, finisce in alcune installazioni specifiche, centrali e periferiche, e anche se va in un radar in Puglia è chiaro che questo difende anche il resto del Paese e non solo quella regione.Così i finanziamenti per una università in Emilia Romagna in cui studiano anche giovani di tutte le altre regioni.
E poi vi sono tutte le strutture centrali dello Stato, concentrate a Roma, che tuttavia offrono servizi per tutto il Paese. Tuttavia quello che è innegabile è il grosso squilibrio che, miliardo più, miliardo meno, contraddistingue da sempre il nostro Paese. La Lombardia da sola può “mantenere” molte regioni del Mezzogiorno, non da oggi, e ci sono pochi casi simili nel resto d’Europa.

I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: EuPolis
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