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Aumenta chi non si sente europeo. Gli italiani tra i meno ottimisti del continente

L’Unione europea ha diffuso il rapporto sulla Cittadinanza europea 2017. Per la prima volta dalla nascita della comunità l’85% degli intervistati si è dichiarato consapevole dei propri diritti in quanto cittadino europeo.

I cittadini si sono inoltre detti soddisfatti del grado di informazione sulle politiche europee. Ci sono però diversi aspetti che necessitano ancora di essere migliorati, come la partecipazione elettorale ancora troppo bassa in alcuni degli Stati membri, almeno stando alle ultime rilevazioni fatte, che però risalgono al 2014.

Se i cittadini sono consapevoli del loro status di europei non significa che siano contenti di esserlo.

L’ultimo Eurobarometro, il sondaggio che misura l’atteggiamento dei cittadini europei verso le istituzioni comunitarie è stato rilasciato a novembre 2016. Ed è un report che restituisce un’immagine dell’Europa in gravissima crisi di consenso. Ecco cosa pensano gli europei dell’Unione europea.

Sempre più persone non vogliono la Ue

La prima domanda posta agli europei riguardava l’adesione del proprio Paese all’Unione. Ebbene, è calata di due punti la percentuale di coloro che pensano che sia positivo e aumentata di un punto la quota di coloro che pensano che sia una cosa negativa. Ha guadagnato un punto percentuale anche la fetta di coloro che credono che la partecipazione all’Unione non sia né positivo né negativo.

Rispetto al 2007, come si vede nel grafico sopra, la quota degli ottimisti è scesa di 5 punti passando da 58 a 53, mentre quella dei pessimisti è passata da 13 a 16.
Se si analizzano i dati Paese per Paese nel grafico in basso, l’Italia risulta essere al terzultimo posto per ottimismo.

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Appena il 32% degli italiani, infatti, ha sostenuto di credere che l’adesione all’Unione sia stato un fatto positivo. Una media quella italiana nettamente inferiore a quella europea, che è stata del 53%. Ciò che deve far riflettere è che, rispetto al settembre del 2015, nell’ottobre del 2016 la percentuale è scesa di due punti.

Meno positivi di noi sono stati solo i cittadini di Repubblica Ceca e la Grecia. In cima alla classifica si trovano, invece, tutti i Paesi del Nord Europa: dopo il Lussemburgo (81% di risposte positive), ci sono l’Irlanda, l’Olanda e la Germania.

La direzione è quella giusta? Ecco cosa pensano gli europei dell’Unione europea

Un’altra domanda è stata posta sul futuro. Ovvero: è stato chiesto se le cose, nell’Unione europea, stanno andando nella giusta direzione oppure no.

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Il risultato generale è stato drammatico. Il grafico qui sopra mostra come in un solo anno le persone che credono che le cose stiano andando male sono passate da 41 a 54.

Gli indifferenti, cioè coloro che pensano che stiano andando né bene né male, sono aumentati da 11 a 25, mentre gli ottimisti sono aumentati da 22 a 25.

In questo caso, quindi, aumentano gli “agnostici”, ma la crescita dei pessimisti è stata di gran lunga superiore alla crescita degli ottimisti. Anche in questo caso l’Italia si è ritrovata in fondo alla classifica, quartultima, con appena il 23% (più 3% rispetto all’anno precedente) di persone che pensano che l’Unione stia facendo bene.

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I cittadini si sentono esclusi

Altro dato significativo riguarda la consapevolezza degli europei sul fatto che la propria voce, la voce dei cittadini, sia ascoltata o meno.

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Anche in questo caso cala pesantemente, grafico sopra, la quota di chi pensa di essere ascoltato dalle istituzioni europee. Al contempo è cresciuta la quota di chi si sente escluso. I primi sono passati da 63 a 53 e i secondi sono saliti da 35 a 44, questi i dati ad ottobre 2016.

Rispetto al 2009, tuttavia, le persone che hanno detto di sentirsi coinvolte dall’Europa sono salite di due punti, mentre coloro che se ne sono sentite escluse sono cresciute di un solo punto, da 43 a 44. Sempre quartultima posizione per l’Italia.

Cosa simboleggia l’Unione? Di certo non l’euro

Un’ultima domanda è stata quella di scegliere il simbolo che gli europei sentono sia più “unificante”.

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I dati in questo caso non hanno riservato grandi sorprese, tranne il crollo dell’euro: nel 2015 circa 39 europei su 100 infatti hanno detto che l’euro rappresentava un fattore di unificazione del continente; nel 2012 addirittura sono stati il 41%. E nel 2016? Solo il 33% del campione si è sentito di affermare che l’euro è un simbolo di unità.

I dati si riferiscono al: ottobre 2016
Fonte: Parlamento europeo

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