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Aumenta chi non si sente europeo. Gli italiani tra i meno ottimisti del continente

L’ultimo Eurobarometro, il sondaggio che misura l’atteggiamento dei cittadini europei verso le istituzioni comunitarie e che è stato rilasciato a novembre 2016, ci restituisce un’immagine dell’Europa in gravissima crisi di consenso.

Più persone non vogliono la Ue

La prima domanda che è stata posta agli europei riguarda l’adesione del proprio Paese all’Unione. Ebbene: cala di due punti la percentuale di coloro che pensano che sia positivo e aumenta di un punto la quota di coloro che pensano che sia una cosa negativa e sempre di un punto cresce la percentuale di chi pensa che non sia né positivo né negativo. Rispetto al 2007, come si vede nel grafico sopra, la quota degli ottimisti è scesa di 5 punti passando da 58 a 53 mentre quella dei pessimisti è passata da 13 a 16.
Ma ciò che dovrebbe far riflettere è che se si analizzano i dati Paese per Paese l’Italia, grafico sotto, risulta al terz’ultimo posto per ottimismo.

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Appena il 32% degli italiani, infatti, crede che l’adesione all’Unione sia un fatto positivo rispetto ad una media del 53 e ciò che deve far riflettere è che rispetto al settembre del 2015, nell’ottobre del 2016 la percentuale è scesa di due punti. Meno positivi di noi solo la Repubblica Ceca e la Grecia. In cima alla classifica ci sono, invece, tutti i Paesi del Nord Europa: dopo il Lussemburgo (81% di risposte positive), c’è l’Irlanda, l’Olanda e la Germania.
Un’altra domanda è stata posta sul futuro. Ovvero: è stato chiesto se le cose, nell’Unione europea, stanno andando nella giusta direzione oppure no.

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Il risultato generale è drammatico: in un solo anno le persone che pensano che le cose stiano andando male è passato da 41 a 54, coloro che pensano che stiano andando né bene né male sono passate da 11 a 25 e coloro che pensano che stiano andando nella giusta direzione sono aumentate da 22 a 25, come si vede nel grafico sopra. In questo caso, quindi, aumentano gli “agnostici” mentre la crescita dei pessimisti è di gran lunga superiore alla crescita degli ottimisti. Anche in questo caso l’Italia è in fondo alla classifica, quart’ultima, con appena il 23% (più 3% rispetto a un anno fa) di persone che pensano che l’Unione stia facendo bene.

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I cittadini si sentono esclusi

Altro dato significativo riguarda la consapevolezza degli europei sul fatto che la propria voce, la voce dei cittadini, sia ascoltata o meno.

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Anche in questo caso cala pesantemente, grafico sopra, la quota di chi pensa di essere ascoltato dalle istituzioni europee e cresce chi si sente escluso: a ottobre 2016 i primi sono passati da 63 a 53 e i secondi sono saliti da 35 a 44. Rispetto al 2009, tuttavia, le persone che dicono di sentirsi coinvolte dall’Europa sono salite di due punti mentre coloro che si sentono escluse sono cresciuti di un solo punto da 43 a 44. L’Italia, in questo caso, occupa ancora la quart’ultima posizione.
Un’ultima domanda riguarda poi il simbolo che gli europei sentono sia più “unificante”.

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In questo caso non ci sono molte novità tranne il crollo dell’euro: un anno fa 39 europei su 100 erano pronti a dire che l’euro era un fattore di unificazione del continente, oggi lo sono solo il 33, molto meno del 41% del 2012.

I dati si riferiscono al: ottobre 2016
Fonte: Parlamento europeo

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