In Crisi&Ripresa

Peggior risultato europeo. La Polonia toglie 3,3 cittadini dal rischio di esclusione sociale

Certamente conoscere il numero delle persone che sono a rischio di esclusione sociale è importante. Importantissimo, ma ancora più importante è conoscere l’evoluzione del dato. Sapere, cioè, se le persone che sono a rischio di esclusione sociale sono aumentate o diminuite nel corso del tempo. E di quanto.

Otto anni, sempre peggio

Il grafico sopra spiega esattamente questo. Mostra la crescita o il calo della percentuale delle persone che sono a rischio di esclusione sociale nei vari Paesi europei tra il 2008 e il 2016. Come si vede l’Italia è, purtroppo, seconda in classifica. Tra il 2008 e il 2016 la percentuale di persone a rischio di esclusione sociale sul totale della popolazione è aumentata del 4,4%, prima di noi c’è solo la Grecia che ha fatto segnare un più 7,5%.

Per sapere che cosa voglia dire effettivamente trovarsi nella condizione di esclusione sociale basta leggere questo post.

In questo periodo di tempo il Paese che è riuscito a togliere più persone, sempre in percentuale sulla popolazione, dalla condizione di esclusione sociale è la Polonia: meno 8,6% tra il 2008 e il 2016.

Quante persone a rischio di esclusione sociale

Le cose peggiorano notevolmente, almeno per quanto riguarda l’Italia, se dal calcolo in percentuale sulla popolazione si passa a calcolare il numero assoluto di persone che sono entrate (o uscite) dalla condizione di esclusione sociale. Lo spiega il grafico qui sotto.


Come si vede l’Italia passa in testa. Tra il 2008 e il 2016 è il Paese che ha visto aumentare di più il numero di persone a rischio di esclusione sociale: 3,1 milioni. Segue la Spagna, 2 milioni in più, e la Grecia, 700mila. La Polonia è in testa non solo se si considerano le persone a rischio di esclusione sociale in percentuale sulla popolazione, ma anche se si prendono i numeri assoluti. Se l’Italia ha aumentato le persone a rischio di esclusione sociale di 3,1 milioni, la Polonia è riuscita a migliorare la condizione di 3,3 milioni di cittadini.

I dati si riferiscono al: 2008-206

Fonte: Commissione europea

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