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Il successo dei conservatori arriva, di nuovo, grazie al Partito del Progresso (28 seggi)

La Norvegia l’11 settembre è tornata al voto dopo le clamorose elezioni del 2013. 5 milioni di norvegesi sono stati chiamati a scegliere i 169 deputati dello Stortinget, il Parlamento unicamerale del paese. Nel 2013 dalle urne arrivò un verdetto storico che scalzò i laburisti dal potere e vi mise la coalizione guidata da Erna Solberg, leader dei conservatori. Fu anche la prima volta che il partito populista e xenofobo, il Partito del Progresso, riuscì a far parte del Governo.

E i risultati hanno premiato nuovamente la coalizione formata dal Partito dei conservatori norvegesi, 25% dei voti, e hanno penalizzato i laburisti (in calo dal 30,8% al 27,4% delle preferenze). A permettere alla Solberg di continuare a governare la Norvegia sono stati gli 8 seggi conquistati dal Partito dei cristiani, altri 8 seggi conquistati dai liberali e i 28 seggi del Partito del Progresso.

Le elezioni parlamentari in Norvegia: gli schieramenti

Le elezioni di quest’anno hanno visto sfidarsi la Solberg, premier uscente, e Jonas Gahr Stoberg, leader dei laburisti. Lo schieramento di sinistra temeva un nuovo exploit del Partito del Progresso, lo stesso a cui era iscritto anche Anders Behring Breivik, l’autore delle stragi (77 morti) di Utoya e Oslo nel 2011.

I precedenti. Ecco com’è andata

Vediamo nel dettaglio cosa è accaduto durante le elezioni parlamentari in Norvegia del 2013, le prime dopo le due carneficine di Utoya e Oslo ad opera di Breivik. Il grafico in alto mostra quali sono state le percentuali ottenute dai diversi partiti nel 2009 e nel 2013.

La grande coalizione di centro sinistra, composta da laburisti, centristi e socialisti nel 2009 (così com’era accaduto nel 2005) era stata in grado di accaparrarsi il 47,8% dei voti. Quattro anni più tardi gli stessi partiti hanno perso complessivamente il 7,4%: in particolare il Partito Laburista ha visto calare i propri consensi dal 35,4% al 30,8%.

Nel 2013 quindi l’insieme dei voti della coalizione di centro sinistra non è riuscita a reggere l’impatto di quella di centro destra. Sul fronte opposto infatti si è assistito ad un aumento consistente dei voti raccolti dal Partito conservatore (passato dal 17,2% del 2009 al  26,8%), nonostante la perdita di consensi registrata dal Partito del progresso (sceso dal 22,9% al 16,3%). Le due formazioni insieme hanno quindi raggiunto il 43,1% dei voti, mentre i loro avversari si sono fermati al 40,4%.

I punti chiave della campagna elettorale

Le elezioni parlamentari in Norvegia, come quelle francesi di qualche mese fa, sono state sotto la lente di ingrandimento dell’Unione europea. Il motivo delle attenzioni è stato lo stesso: il timore di un’avanzata dei populisti e dei partiti xenofobi.

Tra le questioni chiave su cui si sono scontrati i leader c’è stata in particolare la crescita economia; in aprile infatti Oslo ha dichiarato che entro il 2025-2030  vorrebbe ultimare una transizione che la porterà ad essere un’economia a zero emissioni . Un passaggio non facile, anche visto che proprio le perforazioni e l’oro nero hanno alimentato la ricchezza del fondo sovrano norvegese rendendolo uno dei maggiori al mondo: la sua disponibilità è di 861 miliardi di euro.

La questione immigrazione

C’è anche da considerare il problema del bilanciamento del welfare e del progressivo invecchiamento della popolazione nazionale. E, naturalmente, c’è la questione dell’integrazione degli immigrati.

I dati dell’istituto di statistica norvegese hanno stimato che al 1° gennaio 2017 in Norvegia vivevano 724.987 immigrati e altri 158.764 erano i norvegesi nati da genitori stranieri.  Il grafico in basso mostra quanti sono in percentuale gli stranieri residenti nel paese.

I dati si riferiscono al: 2009-2017

Fonte: Parlamento Norvegia e ufficio statistico nazionale

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