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Chi controlla le lobby in Italia

Da noi nessuna legge frena i portatori di interesse, ma non siamo i soli

La mappa illustra a grandi linee le differenze tra gli approcci alla regolazione delle lobby nei principali Stati europei. In blu scuro quelli dove esiste una legislazione, in arancione quelli dove le lobby si sono date un regolamento e in grigio (Italia compresa) i paesi senza regole.

Regolamentare le lobby è un concetto piuttosto recente nella maggior parte degli Stati membri. Attualmente, solo in sette lo fanno: Francia, Irlanda, Lituania, Austria, Polonia, Slovenia e Regno Unito, infatti, sono gli unici paesi con una legislazione sulle attività di lobby, e con un registro obbligatorio dei lobbisti. in precedenza c’era anche l’Ungheria, ma nel 2011 il governo ungherese ha fatto un passo indietro cancellando la legge e il registro. La normativa più recente, invece,  è stata adottata in Francia l’8 novembre 2016.

La (poca) trasparenza delle lobby in Europa

L’Italia non è l’unica nazione europea in cui non c’è una legge che regola il lavoro delle lobby. Su un totale di 28 Stati membri, sono solo 7 i Paesi in cui le organizzazioni hanno l’obbligo di accreditarsi presso un registro nazionale. Altro parametro importante è quello dei codici etici di comportamento per i lobbisti, presenti nel 20% dei casi, mentre una volta su tre si tratta solo di autoregolamentazione, cioè codici indipendenti stipulati dalle unioni dei lobbisti che colmano così una lacuna normativa. In particolare, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Grecia, Cipro, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Portogallo, Slovacchia e Svezia non hanno nessuna legislazione, codici di condotta o registro dei lobbisti.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Parlamento Europeo

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