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Dopo il varo della riforma del Titolo V la produzione è calata. Esplose le liti con lo Stato

Quante leggi producono le Regioni. Un numero inferiore a quello che si potrebbe pensare. Ma il problema è un altro…

Il boom delle leggi regionali

Nel 2001 la riforma del Titolo V della Costituzione ha ampliato notevolmente la potestà legislativa delle Regioni e questo avrebbe dovuto, in teoria, fare aumentare anche la produzione di leggi regionali. Invece non è successo, anzi, è successo il contrario. Immediatamente dopo il varo della riforma la produzione legislativa delle Regioni è calata, come si vede nel grafico sopra che si riferisce esclusivamente alle Regioni a Statuto ordinario.

Dalle 744 leggi l’anno che le Regioni italiane hanno prodotto nel 1988 si è scesi alle 524 del 2015 con un calo importante proprio l’anno successiva l’approvazione del Titolo V. Se nel 2001, infatti, le leggi prodotte sono state 615, nel 2002 sono calate a 563 per poi scendere negli anni successivi fino a un minimo di 421 leggi nel 2010.

Ma, soprattutto, nessun anno ha più visto una produzione legislativa paragonabile al “bulimico” 1988. Mediamente, in questi 18 anni, dalle sole Regioni a statuto ordinario sono uscite 5.555 leggi ogni anno.

Il super-lavoro della Consulta

L’effetto di quella riforma, che il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 avrebbe potuto cancellare se fosse stato approvato dagli italiani, è stato tuttavia un altro: l’aumento del contenzioso tra le Regioni e lo Stato sulle materie di competenza: conflitti che sono state portati davanti alla Corte Costituzionale.

Nel grafico sopra è indicato il numero dei giudizi sulle impugnazioni da parte dello Stato di leggi regionali e da parte delle Regioni di leggi statali. Mediamente prima della riforma del 2001 il dato è pari a 47 giudizi pervenuti per anno, mentre post riforma è di 113. L’incidenza di tale tipo di giudizio sul totale dei giudizi della Corte Costituzionale passa dal 6% del 1996 al 22% del 2015 con picchi del 34 e 37 per cento rispettivamente nel 2011 e nel 2012.

Il fatto preoccupante, però, è che a circa 15 anni dall’entrata in vigore della riforma del Titolo V, il numero dei ricorsi alla Corte Costituzionale non si è ancora stabilizzato e il livello dei giudizi resta ancora così alto.

I dati si riferiscono al: 1998-2015
Fonte: Banca d’Italia

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