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Solo un 15enne su quattro (24,2%) è “molto soddisfatto” della vita. Agli altri fa schifo?

Chiedete ad un giovane quanto è soddisfatto della sua vita: la risposta è in questo grafico. I numeri indicano la percentuale di chi valuta la propria esistenza molto soddisfacente: noi italiani siamo tra gli ultimi. Solo il 25% dei 15enni italiani infatti è “molto soddisfatto della propria condizione di vita”. Gli altri lo sono moderatamente, poco o per nulla.

Che succede? Sembra che tra tutti i ragazzi al mondo, solo quelli orientali siano più insofferenti dei nostri: in Giappone per esempio si dichiara felice soltanto il 23,8% dei 15enni, in Korea e a  Taiwan il 18,5%, a Hong Kong, poveretti, il 13,9%.

Al contrario, la soddisfazione e la felicità sono contagiose negli stati dell’America Centrale e, sorpresa, in Croazia, Lituania e Russia, tutti con percentuali sopra il 50 di giovani entusiasti.

Da 0 a 10, quanto ti piace la vita?

Ecco un’altro modo di vedere la questione. Il grafico qui sopra si riferisce solo all’Europa ed è il risultato di una domanda ben specifica: come valuti la tua vita da 0 a 10? Dove zero significa “la peggior vita possibile” mentre 10 significa “la migliore”. Ecco le risposte dei 15enni europei: sopra la sufficienza. Anche noi italiani, ma sempre penultimi in classifica, con un 6,9 risicato, davanti soltanto alla Turchia. Possibile che la vita sia così grama?

Non è questione di soldi

Secondo i ricercatori non esiste alcuna relazione evidente tra la soddisfazione degli adolescenti e il PIL pro capite del  paese, al contrario di quanto si osserva tra gli adulti, che tendono ad essere più soddisfatti se vivono  in paesi a più alto reddito.

E allora?  La mancanza di una correlazione tra il PIL pro capite e la soddisfazione degli studenti  potrebbe essere in parte spiegato con il fatto che l’indagine include solo i 15enni iscritti a scuola, escludendo così un gran numero di adolescenti, soprattutto nei paesi a basso reddito, che non frequentano e tendono a vivere in maggiore povertà.

Cosa è la felicità?

La ricerca ha documentato le differenze culturali nel modo in cui la gente pensa alla “felicità”. Per cinesi, estoni, francesi, tedeschi, giapponesi, coreani, norvegesi e russi la felicità è strettamente associata con la fortuna, mentre in altri casi, come italiani, portoghesi e spagnoli, la felicità passerebbe più dalla realizzazione dei propri desideri e obiettivi. Ma potrebbe essere anche questione di reticenza: in molte culture, dicono i ricercatori, non è sempre desiderabile ammettere di essere felice e quindi non lo si dice.

I dati si riferiscono al: 2015
Fonte: P.I.S.A. programma per la valutazione internazionale dell’allievo

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