In Crisi&Ripresa

Dalle carte di credito alla moneta virtuale: tutti i numeri di un settore che sta esplodendo

Più 75% in un anno. E’ questa la spettacolare crescita degli investimenti nel Fintech nel 2015, anno in cui hanno raggiunto quota 22,3 miliardi di dollari.

Che cosa è il Fintech

Fintech è l’abbreviazione di Financial Technology, un termine coniato per includere tutte quelle aziende che utilizzando la tecnologia, soprattutto informatica, producono o forniscono servizi finanziari, o li rendono più efficienti. Si tratta di tutti i servizi di crowdfunding, di pagamento “cashless” tramite smartphone, o di trasferimento di denaro via app nonché le monete virtuali come Bitcoin o il trading online.
Tutto un mondo in incredibile espansione che ha attirato l’attenzione sia degli investitori che delle istituzioni pubbliche visto che, come spesso accade con fenomeni in veloce espansione, c’è un problema di regolamentazione.

Il mondo delle startup

Dal 2010 sono stati 50 i miliardi di dollari investiti in nuove aziende del settore Fintech, con una accelerazione nell’ultimo periodo. I dati sono indicati nel grafico sopra che mostra, anno per anno, sia i miliardi di dollari, nella scala sinistra, che gli accordi (Deal) chiusi, nella scala destra. Come si vede la maggioranza assoluta di questi investimenti è stata effettuata a favore di aziende o fondi nordamericani ma si sta affacciando un nuovo attore, la Cina.

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E’ questo infatti il Paese più rappresentativo della categoria Apac (Asia-Pacific), che tra 2014 a 2015 ha molto accresciuto la propria quota di investimenti.
Infatti se questi tra i due anni sono aumentati “solo” del 44% (contro una media mondiale di +75%) verso aziende nordamericane, verso quelle cinesi la crescita è stata del 445%. Certo, si partiva da valori molto minori (infatti in numeri assoluti gli investimenti verso il fintech Usa nel 2015 sono stati 4,5 miliardi di dollari in più), mentre verso quello cinese sono saliti di 2 miliardi, ma nei prossimi anni potremmo assistere, a questi ritmi, ad un sorpasso.
Dopo Usa e Cina i Paesi in cui si sono concentrati gli aumenti degli investimenti sono stati l’India, +1,65 miliardi, la Germania, +770 milioni, l’Irlanda, + 631 milioni. Il grafico mostra anche la crescente importanza degli investimenti in Europa, mentre il Resto del Mondo (RoW) ancora arranca.

Il vecchio e il nuovo Fintech

E’ chiaro che la definizione di Fintech potrebbe benissimo adattarsi a tutti i sistemi di pagamento o i servizi che non sono materiali, per esempio anche a realtà affermate come le carte di credito, è per questo che anche ora che vi è stata, con l’era digitale, un’accelerazione del settore, possiamo parlare di segmenti maturi o ultra-innovativi.
Nel grafico sotto è indicata una segmentazione del settore, basata su tre parametri: in ordinata la percentuale di crescita annua in percentuale degli investimenti tra il 2010 e il 2015, in ascissa il numero di accordi nello stesso lasso di tempo, e poi l’ammontare degli investimenti stessi (più è grosso il cerchio più alto è l’ammontare).
Con questi parametri si possono distinguere diversi segmenti: quelli “maturi” in cui vi sono molti deal, ma con una crescita media annua sotto la media, tra il 10 e il 30%. Si tratta per esempio dei pagamenti digitali sia dal lato dei servizi che le aziende delle carte di credito, Visa, Mastercard, ecc, forniscono all’esercente (Merchant acquiring) che al consumatore (Retail payment).
Oppure quelli in cui vi sono stati meno accordi in questi 5 anni ma la crescita degli investimenti è più sostenuta come per esempio il Retail lending, ovvero il credito digitale al consumatore, effettuato attraverso piattaforme sulla rete: qui la crescita annua è superiore al 50%.
Nel settore è incluso anche per esempio il prestito Peers to Peers, ovvero tra privati, uno strumento molto utilizzato negli Usa nel campo dei prestiti universitari. Anche il segmento del credito alle piccole imprese (Sme lending) è chiaramente tra quelli che attira più investimenti, tanto che per esempio nel Regno Unito rappresenta il 14% dei nuovi prestiti alle piccole aziende. Mentre negli Usa gli operatori in questo campo sono saliti dai 10 del 2010 ai 110 del 2015

Chiaramente questi sviluppi non sono esenti da rischi: aziende che nascono come funghi partendo dal nulla, con una affidabilità tutta da dimostrare; una induzione all’investimento rischioso che viene dalla sempre più capillare diffusone delle piattaforme di trading… tutto materiale di discussione sia per gli esperti di cyber security sia per chi si occupa di regolamentazione in campo finanziario. Appunto, le istituzioni, anche se per ora nelle agende della politica questi temi non sembrano avere occupato un ruolo centrale.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Parlamento Europeo

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