In Fisco e tasse

dazi a export

Pechino impone dazi all’export su centinaia di propri prodotti. Ecco perché

 La Cina, che si è vista rifiutare dall’Unione europea lo status di “economia di mercato”, è il Paese del mondo che impone il maggior numero di dazi all’export sui propri prodotti.

Dumping & tasse

Mentre, insomma, Pechino chiede al mondo di essere riconosciuto come Paese che non pone restrizioni all’attività imprenditoriale, cercando di dimostrare di essere un affidabile partner commerciale, che non fa dumping sui propri prodotti destinati al commercio internazionale, continua a porre dazi alle esportazioni dei propri prodotti in misura spaventosamente alta rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo. Secondo gli ultimi dati disponibili il numero di dazi all’export cinese che sono stati imposti, modificati o aumentati sono ben 841. L’Argentina, che nella classifica del protezionismo commerciale, è al secondo posto, è a quota 693 mentre l’India è a 308.

Quando l’export cinese è un pericolo

Tuttavia, a parte i casi clamorosi di Cina e Argentina, sono soprattutto i Paesi di media grandezza a imporre restrizioni all’esportazione che, a prima vista, sembrano incomprensibili, nel senso che potrebbe apparire assurdo che un Paese ostacoli l’export dei prodotti del proprio Paese. Invece i motivi per i quali uno Stato decide di rendere più difficile l’export o, addirittura, bloccarlo, sono molto seri. La prima motivazione è che, aumentando i dazi, si aumentano le entrate fiscali del Paese mentre altri Stati possono aumentare le tasse per mantenere basso il livello di prezzo di uno specifico prodotto all’interno dello Stato.

I dati si riferiscono al: 2012

Fonte: Ocse

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