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Politica europea di buon vicinato

Quanto ci costa, paese per paese, la politica europea di buon vicinato

La cartina mostra quanti soldi spende l’Europa per la politica di vicinato. Di che si tratta? Serve sopratutto per rafforzare la prosperità, la stabilità e la sicurezza dei paesi coinvolti nel progetto ed è  una politica bilaterale tra l’Unione e ciascun paese partner.

La dotazione per il programma di vicinato europeo è di di 15,4 miliardi di euro per il periodo dal 2014 al 2020.

Europa, la politica del buon vicinato

La politica europea di vicinato si applica ad Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldova, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Ucraina.

Insomma, i 15,4 miliardi di euro servono per costruire rapporti più stretti con questi paesi a livello economico, politico, strategico e culturale. Ma dove vanno i soldi? Vediamo.

A chi vanno i soldi dell’Europa?

I vicini che aiutiamo di più sono la Palestina (309 milioni di euro), l’Ucraina (242 milioni), il Marocco (218 milioni) e la Tunisia (169 milioni). Ma aiutiamo anche l’Algeria, con 26 milioni, e la Moldavia, con 131 milioni.

Perché l’Europa dà soldi ai paesi africani e dell’Est?

La spiegazione della necessità della politica di vicinato europeo sul sito dell’Unione tira in ballo la sicurezza. L’Europa infatti si trova ad affrontare enormi sfide per proteggere le sue frontiere esterne. L’idea alla base del “buon vicinato” è quella di contribuire, anche a suon di miliardi, alla pace e alla stabilità dei nostri vicini, in particolare nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente.

Dove troviamo i soldi per aiutare i nostri vicini?

L’Europa concorre alla realizzazione degli obiettivi della politica di buon vicinato tramite un sostegno finanziario e una cooperazione politica e tecnica. I finanziamenti sono per lo più erogati attraverso lo “strumento europeo di vicinato”, che come abbiamo visto per il periodo 2014-2020 prevede un fondo di oltre 15 miliardi. Il finanziamento avviene anche con altri strumenti e programmi, come ad esempio lo “strumento per la società civile”.

La Commissione fornisce inoltre un sostegno finanziario sotto forma di sovvenzioni ai partner, mentre la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo danno un sostegno complementare mediante prestiti.

Inoltre, sono stati sviluppati nuovi strumenti nel quadro della politica di vicinato per far progredire l’accesso al mercato, per migliorare la mobilità e la gestione della migrazione. Sono pertanto stati proposti, e conclusi con alcuni partner, degli accordi per la mobilità e la facilitazione, o la liberalizzazione, dei visti.

La proposta dell’Italia di Renzi: il migration compact

Il governo Renzi nel 2016 ha proposto all’Unione europea un nuovo strumento di vicinato per  gestire dei rapporti con le nazioni africane da dove partono i migranti e controllarne i flussi: si tratta del migration compact.

Per il presidente del consiglio Gentiloni il migration compact “dovrebbe essere confermato e ampliato nella portata”. Ma di che si tratta in concreto?

Il migration compact  prevede un piano di investimenti europei in quelle nazioni africane, e non solo, da dove partono i flussi migratori. Questo strategia sarebbe accompagnata da un accordo sistematico con gli stessi Paesi per concordare procedure di rimpatrio e di rientro dei migranti.

La domanda che ci poniamo è: Basterà pagare per fermare il flusso degli immigrati dalla Libia, per esempio?

I dati si riferiscono al: 2014 – 2020

Fonte: Parlamento Europeo

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