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I dati della Giustizia. A Patti 4 anni solo per smaltire l’arretrato. Disastro Napoli

La lentezza dei processi, in particolare quelli civili, è nella top 5 dei motivi per i quali la giustizia italiana non funziona.

Ecco la classifica dei peggiori tribunali

Ma cosa intendiamo per lentezza? Di cosa stiamo parlando? Innanzitutto della durata dei procedimenti civili in termini di giorni. Nel 2010 siamo stati ultimi tra tutti i membri Ocse in quanto al tempo necessario per chiudere una causa civile: 564 giorni rispetto ai 238 degli altri paesi. Giorni che diventavano in appello 1.113, contro una media Ocse di 236, e 1.188 in Cassazione, per un totale stratosferico di 2.866 giorni. La media degli altri Paesi industrializzati era di 788 giorni.

Gli indicatori dell’efficienza dei tribunali

I dati ora sono migliorati rispetto a 6 anni fa, ma dal monitoraggio effettuato dal Ministero della Giustizia emerge, per quanto riguarda la giustizia civile, un enorme divario tra tribunali del Nord e del Sud, qualunque sia l’indice che si utilizza.
Per il suo studio il Ministero della Giustizia ha usato gli stessi indicatori utilizzati a livello internazionale, per misurare le performances dei tribunali. Il primo è chiamato “Disposition Time”, ovvero i giorni necessari all’esaurimento degli stock di procedimenti pendenti nel caso in cui non sopravvenissero nuove iscrizioni.

Il secondo si chiama “Clearance Rate”, che misura il rapporto tra procedimenti definiti e procedimenti nuovi.

Infine il terzo è l'”Indicatore di sforzo”: l’incremento percentuale di procedimenti definiti necessario per raggiungere l’obiettivo teorico dell’esaurimento dello stock delle pendenze in un arco di tempo prestabilito, tenendo anche conto dei flussi dei nuovi procedimenti. Di fatto unifica i precedenti indici e aiuta a capire perché la giustizia italiana è in preda ad una cronica inefficienza. Ora possiamo vedere la classifica dei peggiori tribunali italiani.

Enormi i divari tra Nord e Sud

Ebbene, analizzando la classifica dei peggiori tribunali d’Italia in base al “Disposition Time” si scopre che  ci vogliono 16 posizioni prima di trovare un tribunale che non sia del Sud, e si tratta di quello di Latina. Bisogna scendere di 50 posizioni, su 140, prima di incontrare un tribunale del Nord, quello di Vicenza, come mostra il grafico sopra.

Al primo posto nella classifica dei peggiori tribunali del Paese in base al “Disposition Time”, c’è Patti, in Sicilia dove, anche senza nuovi casi, ci vorrebbero 1.193 giorni per smaltire il pendente. Di fatto un tribunale fallito. E questo nonostante sia piccolo e i procedimenti iscritti, 7.871 nel 2015, non siano stati superiori alla media nazionale.
A Vallo della Lucania ci vorrebbero invece 1.037 giorni, che paragonati ai 118 di Aosta e ai 152 di Rovereto danno l’idea dell’enorme differenza tra Nord e Sud.

Globalmente rispetto a due anni prima questo indice è calato in media di 7 giorni, la riduzione però non è stata uniforme. Per esempio: a Patti c’è stato un aumento percentuale del 45% circa, così come a Vallo della Lucania.
Aumenti e cali distribuiti a macchia di leopardo, con un’importante diminuzione, – 53,1% dei giorni di “Dispostition Time” nel grande tribunale di Napoli Nord che gestisce una buona fetta della giustizia in Campania

Napoli Nord funziona ma non abbastanza

Anche per quanto riguarda il “Clearance Rate” il Sud guida la classifica dei peggiori tribunali d’Italia, con Napoli Nord, che, come mostra il grafico sotto, nonostante il recupero di efficienza del 2015 con circa 7 mila procedimenti definiti in più (21.446 contro 14.445) rispetto all’anno prima, vede solo al 68% la percentuale di questi su quelli nuovi.
Tra i 22 tribunali in cui questo indicatore è risultato inferiore a 100, ovvero le strutture dove si sono accumulati arretrati perché vi sono stati più procedimenti nuovi di quelli conclusi, 16 sono del Sud, in particolare si tratta dei tribunali di Sicilia, Calabria e Campania.

Se vogliamo trovare un elemento confortante vi è il fatto che i tribunali più virtuosi come rapporto tra casi definiti e nuovi sono al Sud. Per la precisioni: Foggia, Isernia e Lamezia Terme, dove si sono raggiunti tassi del 133%, 139% e 145% nel “Clearance Rate”.
L’indice rispetto al 2013 è comunque migliorato del 8%, anche in questo caso con grandi variazioni tra zona e zona, anche in territori attigui, soprattutto al Sud.

Accanto a grandi miglioramenti come quello di Napoli Nord (+45%, ma partiva da livelli veramente tragici) vi sono stati i peggioramenti di Catanzaro, Patti, Gela (tutti sopra il 20%).
Vercelli, Ferrara e Aosta potrebbero anche rallentare nella definizione dei procedimenti e sarebbero ugualmente in equilibrio.

Che lo sforzo sia con voi

Nel complesso, però, l’”Indicatore di sforzo” è quello più completo, perché misura di quanto dovrebbe aumentare il numero di procedimenti definiti per raggiungere la parità con quelli pendenti entro 3 anni.
Ebbene, tra i tribunali con le percentuali più alte di sforzo necessario vi sono stati sempre quelli del Mezzogiorno. Ancora una volta Patti, Vallo della Lucania, Barcellona Pozzo di Gotto sono stati in testa.

A Patti si dovrebbe quasi raddoppiare il numero di procedimenti definiti per raggiungere l’equilibrio con quelli nuovi. Una sfida chiaramente impossibile. E il contrasto è netto con i tribunali come il palazzo di giustizia di Milano: a quest’ultimo basterebbe per raggiungere lo scopo un aumento di appena l’1%.

E la classifica dei peggiori tribunali d’Italia vede 12 tribunali del Nord, come quelli di Vercelli, Ferrara e Aosta, nei quali si potrebbero anche diminuire il numero di procedimenti definiti, fino al 9% nell’ultima città, perché l’obiettivo è stato di fatto già raggiunto.

Nel complesso in Italia sarebbe necessario un aumento del 16% dei procedimenti definiti (28% al Sud, 14% al Centro, e solo 3% al Nord), che però diventa il 281% nel caso dei fallimenti e del 117% in quello dei procedimenti immobiliari. Sono queste le tipologie di cause che stanno di fatto intasando i tribunali del nostro Paese. Ancora più varie le percentuali dell’indicatore di sforzo se consideriamo i tribunali in base all’ampiezza dei bacini di utenza.

Si va dal 38% di quelli più piccoli al 21% di quelli medio-piccoli, al 16% di quelli medi, al 18% di quelli grandi, e fino al 3% di quelli molto grandi.

I tentativi di riforma della giustizia

Lo scandalo rappresentato dai dati sulla lentezza della giustizia ha portato ad alcune riforme, come l’accorpamento dei tribunali del 2012. Queste azioni sono state necessarie per godere di economie di scala, ritenute assolutamente necessarie (come si vede anche dagli ultimi dati i tribunali più piccoli appaiono come i più disorganizzati e, quindi, più in alto nella classifica dei peggiori tribunali) alla creazione di “tribunali per le imprese”, per velocizzare le dispute riguardanti le aziende, alla definitiva digitalizzazione (avvenuta nel 2015) di tutta una serie di attività prima cartacee. C’ è stato anche bisogno di un rafforzamento dell’organico, con personale per esempio proveniente dalle Province.

Il problema della litigiosità

Questo può spiegare i miglioramenti recenti. Tra i perché la giustizia italiana non funziona rimane un problema strutturale riguardante per esempio il tasso di litigiosità che nel nostro Paese è decisamente alto. Questo indicatore mostra il numero di procedimenti avviati per 100 abitanti, in italia è stato pari a 4.  L’Ocse fa notare che una sua riduzione del 35% farebbe calare del 10% la durata del processo.

A loro volta le liberalizzazioni nel campo delle professioni, con tariffe determinate dalla libera concorrenza, porterebbero a un calo del tasso di litigiosità, perché molti avvocati non troverebbero convenienti, in caso di tariffe basse, andare in giudizio.
Gli avvocati, appunto: in Italia sono 379 ogni 100 mila abitanti, contro i 200 della Germania e gli 86 della Francia, e sempre secondo l’Ocse, il fatto che in Italia siano così tanti incide notevolmente sulla litigiosità.

Si tratta di difficili cambiamenti da intraprendere, assieme a quelli già iniziati proprio dal lato della “domanda”, come disincentivi monetari (per esempio verso i debitori che allungano le cause per non pagare i creditori) o gli obblighi di mediazione e maggiori limiti al ricorso in Appello e in Cassazione. Molti di questi richiedono un vero e proprio cambio di mentalità e, di conseguenza molto tempo.

I dati si riferiscono al: 2014-2015

Fonte: Ministero della Giustizia

Leggi anche: I tribunali italiani sono come quelli del Bronx

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