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Hanno meno di tre anni. La maggior parte sono a Rebibbia. A San Vittore sono 10

Il grafico mostra quanto sono i bambini, italiani e stranieri, che in questo momento sono chiusi dietro le sbarre assieme alla loro mamma. Si tratta di bimbi con meno di tre anni che stanno crescendo in prigione.

Il loro numero per fortuna è in calo: nel 2008 in Italia i bambini che vivevano negli istituti penitenziari erano 78, nel 2009 sono scesi a 73 e oggi sono 50.

La maggior parte di bimbi in prigione si trova nelle carceri di Rebibbia, uno degli istituti provvisto di una sezione nido, che oggi ospita 14 bambini, la maggior parte (10) stranieri. Seguono le case circondariali di Torino e Milano: alle Vallette stanno crescendo 12 bimbi e 10 a San Vittore.

Madri e detenute: le alternative al carcere

Portare i figli in carcere non è un obbligo ma una possibilità prevista dalla legge, che la concede alle madri di bambini da 0 a tre anni, in modo da evitare il distacco. Ma gli effetti su chi trascorre i suoi primi anni di vita in cella possono essere devastanti.

Per questo la legge Finocchiaro del 2001 ha favorito l’accesso delle madri con figli a carico alle misure cautelari alternative, una sorta di domiciliari con bimbo che però ha lasciato dietro le sbarre le straniere e le rom che non hanno una fissa dimora.

Per risolvere il problema, nel 2011 è stata approvata una nuova legge che consente la possibilità di scontare la pena in una Casa famiglia protetta: niente sbarre, niente cancelli ma veri e propri appartamenti per le madri, che possono portare a scuola i figli o assisterli in ospedale se sono malati.

Inoltre, dal 2006, sono stati creati in via sperimentale tre istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam) a Milano, Venezia e poi a Cagliari. Si tratta di strutture detentive più leggere che permettono alle detenute madri che non possono beneficiare della casa famiglia, di tenere con sé i figli.

Sembrano quasi asili, con corridoi colorati, agenti in borghese e senza celle ma sono un carcere a tutti gli effetti, sotto il ministero della Giustizia. Non si può uscire.

I dati si riferiscono a: aprile 2017

Fonte: Ministero della Giustizia

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