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In Emilia Romagna è obbligatorio per il nido. Cosa succede nelle altre regioni

Da oggi in Emilia-Romagna i bambini non vaccinati non potranno andare all’asilo. La Regione, infatti, ha reintrodotto l’obbligo per le quattro vaccinazioni contro difterite, poliomielite, tetano ed epatite B, “per ripristinare una situazione sicura per tutti”.

E nel resto d’Italia? Vi facciamo vedere una mappa dell’Italia non vaccinata. Le regioni colorate di rosso sono quelle dove meno del 71% dei bambini in età prescolare ha ricevuto la seconda dose di vaccino contro la parotite, malattia infettiva nota come “orecchioni”. Le sfumature di arancione e giallo man mano più chiare indicano le regioni dove la copertura vaccinale è più alta.

Nessuna regione è colorata di verde, che rappresenterebbe una percentuale di bambini vaccinati superiore al 95%, perché in nessuna si è raggiunto questo obiettivo, fissato dall’Oms e dal Ministero della Salute, per garantire una protezione adeguata all’intera popolazione.

Troppi bambini non vaccinati

Il dato più allarmante è che i bambini non vaccinati sono in aumento. Nel 2013 la media nazionale di vaccinazione (prima dose) era 90,35% per morbillo, parotite e rosolia, nel 2014 le percentuali sono scese: 86,74% per il morbillo, 86,67% per la parotite e 86,69% per la rosolia. Per la seconda dose i numeri sono sempre stati un po’ più bassi. Nel 2013 erano 84,05% per il morbillo, 83,59% per la parotite e 83,65% per la rosolia. Nel 2014 sono scese: morbillo 82,72%, parotite 82,41% e rosolia 82,46%.
Molti genitori sono spaventati dalla propaganda contro i vaccini, in nome di un fantomatico legame con l’autismo. E’ tutto nato da uno studio scientifico completamente falso di Andrew Wakefield, espulso per questo dall’Albo dei medici del Regno Unito, che metteva sotto accusa il vaccino trivalente. Ma l’isteria collettiva, invece di spegnersi dopo che la truffa di Wakefield è stata scoperta, si è estesa a tutti i tipi di vaccinazione e sempre meno genitori vaccinano i propri figli. Non temono solo l’autismo, ma anche i possibili effetti collaterali, descritti in modo esagerato, e credono a voci incontrollate sulla presenza, nei vaccini, di tutta una serie di veleni.

Perché l’obiettivo del 95% è così importante?

I dottori parlano di immunità di gregge quando le persone non vaccinate non possono comunque contrarre una malattia, perché tutte le persone con cui vengono in contatto sono vaccinate e quindi non possono trasmettergliela.

Una quota di non vaccinati è fisiologica, per esempio i neonati o chi ha particolari malattie che indeboliscono il sistema immunitario. Queste persone sono protette solo dalle malattie per cui sono vaccinati gli altri. E sono proprio le persone che, se contraggono una malattia infettiva, rischiano di più.Per evitare un immaginario rischio di autismo, si mettono in pericolo reale i più deboli.

E si sottovalutano le complicazioni di alcune malattie: per esempio, un uomo adulto che contrae la parotite rischia una dolorosissima orchite, con gravi danni all’apparato riproduttivo. La rosolia, se la madre la contrae nei primi mesi di gravidanza, può causare la nascita di un figlio focomelico.
La mappa della vaccinazione contro la parotite (II dose) è in gran parte sovrapponibile alla mappa delle altre vaccinazioni, che l‘Istituto Superiore di Sanità presenta nel proprio sito. Questo succede per varie ragioni. La prima è che in Italia il primo vaccino che  viene somministrato è il vaccino trivalente, cioè efficace contro morbillo, parotite e rosolia, per cui le percentuali di immunizzazione, alla prima dose, per queste tre malattie, sono identiche. La seconda è che, probabilmente, dove genitori e pediatri sono consapevoli dell’importanza delle vaccinazioni, queste vengono effettuate tutte. Dove non c’è sufficiente informazione, una percentuale più alta di bambini non viene vaccinata.

Fonte: Ministero della Sanità
I dati si riferiscono al 2013 e al 2014

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