In Terrorismo

I dati del ministero britannico: se un sospetto stragista viene arrestato non va in carcere

Nuovo attentato a Londra. Secondo Scotland Yard si tratta di “terrorismo”, una parola che evoca molte altre stragi avvenute sul suolo britannico. Anche questa volta, quando e se verrà individuato il o i colpevoli, sentiremo dire che “L’uomo era conosciuto alle forze dell’ordine,…”? Ad esempio: la polizia di Londra conosceva già il nome di almeno uno dei tre attentatori che hanno ucciso 6 persone nell’attacco terroristico di sabato 3 giugno 2017. Khuram Shazad Butt, 27 anni, aveva partecipato ad un documentario su Channel 4 mentre dispiegava una bandiera dell’Isis e su di lui era stata anche aperta un’indagine.

Il ministero dell’Interno sa tutto

Ma come è possibile che le forze dell’ordine conoscano le persone più radicalizzate che vivono sul territorio nazionale e non agiscano. Beh, il grafico sopra spiega abbastanza bene come mai. I dati sono stati estratti dall’ultimo rapporto del ministero dell’Interno britannico sull’applicazione della legge anti-terrorismo che Londra approvò nel 2000. E che, evidentemente, ha bisogno di una revisione.

La maggior parte viene rilasciata

Lo studio mostra che cosa succede dopo che un sospetto terrorista viene arrestato. Il risultato è che solo in pochi casi viene effettivamente condannato il soggetto inquisito. Sono quindi pochi quelli che finiscono in carcere. Questi casi sono quelli identificati con la sezione nera di ogni istogramma. Solo nel marzo del 2016 si è superato il 50% di condanne rispetto al numero di arrestati. E, ricordiamo, si tratta solo di persone arrestate per sospetto terrorismo.

Tra ottobre e dicembre 2016 le persone condannate superano di poco il 10% del totale. Nella maggior parte dei casi, come si vede, si esce dal carcere. La linea viola intensa identifica coloro che, dopo essere stati arrestati, vengono rilasciati senza aver subìto nessuna condanna. Il viola meno intenso mostra, invece, la percentuale di persone che restano in libertà vigilata, ma sempre fuori dal carcere. L’ultimo segmento, infine, identifica coloro che vengono sottoposti a misure alternative, come, ad esempio, i servizi sociali. In alcuni casi le persone sottoposte al fermo possono essere anche internate in ospedali psichiatrici.

I sospetti di terrorismo in carcere? Sempre pochi

La situazione è tanto più preoccupante se si guarda il grafico sotto che mostra il numero di persone arrestate trimestre per trimestre.

Il risultato è che le persone che sono state fermate per reati legati agli attacchi terroristici, sempre in base alla legge del 2000, sono una minoranza della minoranza. Nell’ultimo trimestre del 2016 i sospetti di terrorismo in carcere non hanno superato le 10 unità. E la maggior parte, come abbiamo visto, è stata poi rilasciata.

Il pericolo viene dall’Asia

Il ministero dell’Interno ha poi stilato una classifica della provenienza di coloro che vengono arrestati per reati connessi con il terrorismo.

Come si vede nel grafico sopra nella maggioranza dei casi si tratta di persone asiatiche.

I dati si riferiscono al: ultimo trimestre 2016

Fonte: Ministero dell’Interno britannico

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